Perseverance: obiettivo Marte o morte

Sette minuti di terrore.

Così annuncia in diretta TV l’inossidabile Luigi Bignami, entusiasta Giornalista Scientifico, durante la trasmissione su Focus  e in vari canali streaming, che trasmettono l’ammartaggio della sonda Perseverance, traguardo della missione Mars 2020.

Non possono mancare i dovuti approfondimenti sulle missioni attualmente in corso e allo studio per migliorare le nostre conoscenze sul sistema solare e capire come e quando potremo portare l’uomo prima di nuovo sulla Luna, quindi su Marte.

Un’emozione enorme e qualche lacrima per gli scienziati della Nasa ricevere, a sette minuti dall’atterraggio, da Marte il segnale che era andato tutto liscio. Ora la sonda e il mini elicottero Ingenuity potranno cominciare la loro missione: andare a cercare la vita in uno dei luoghi più suggestivi del pianeta, il cratere Jazero, il bacino di un antichissimo lago che potrebbe conservare tracce di vita passata.

Il viaggio – lungo 470 milioni di chilometri (più o meno quanto 12.000 giri della Terra) – è durato 203 giorni. Compresi i 7 minuti finali, uno dei momenti più delicati della missione, senza possibilità di intervento da Terra per correggere eventuali problemi. Pochi minuti dopo l’arrivo ha spedito le prime foto, che sono arrivate dopo 11 minuti sulla Terra. Sono due foto a bassa risoluzione (una ripresa dalla telecamera di navigazione anteriore e l’altra da quella posteriore del rover) che servono solo a confermare l’arrivo e il luogo dell’atterraggio. 

C’è vita su Marte?

La diatriba sul tema “Vita su Marte”, è aperta dal 1976, anno in cui il Programma Viking portò due lander sulla superficie marziana a circa 6000 chilometri di distanza, per condurre alcuni rilevamenti, test ed esperimenti: uno condotto dalla NASA e tre da una squadra di biologi: il Labeled Release Life Detection Test, il Pyrolitic Release Test, e il Gas Exchange Experiment.

I tre esperimenti di biologia condotti dal Biology Flight Team (un centinaio di esperti) della dottoressa Patricia Ann Straat (poi autrice del libro “To Mars With Love” nel quale racconta tutta la vicenda), rivelarono reazioni chimiche inattese sulla superficie marziana, ma non diedero una chiara dimostrazione, inconfutabile oltre ogni dubbio, dell’esistenza di microorganismi nel terreno circostante al lander. Il test sulla vita diede risultato positivo mentre l’esperimento sulla presenza di composti organici alla base della vita diede un risultato negativo. In questa situazione era ovvio che il risultato fosse errato ed inconclusivo in quanto o il primo o il secondo test (o entrambi) erano errati , fornendo risultati contrastanti, e così fu archiviato come esperimento non conclusivo, ambiguo ed equivoco.

Solo dopo più di 30 anni furono scoperti i composti organici, eventualmente possibili anche alla base della vita, e quindi attualmente sono ridiscusse tutte le conclusioni a cui erano concordi gli esperti negli anni ’70 : Il 12 marzo 2013 la NASA ha confermato che ci sono alte possibilità che un tempo sul pianeta ci fossero le condizioni per lo sviluppo di microrganismi nonostante non si abbia ancora la certezza assoluta. Questa conferma, arrivata dalla recente analisi di un campione di roccia raccolto dal rover Curiosity, ha permesso ai ricercatori della NASA di arrivare appunto alla conclusione che in tempi remoti Marte avesse probabilmente ospitato qualche forma di vita, sotto forma di microrganismi.

L’altra campana

Non la pensa così Giovanni Leone, eminente geofisico e vulcanologo italiano, Direttore dell’Istituto di Astronomia e Scienze Planetarie della Universidad de Atacama in Cile. La sua principale attività è lo studio della geologia planetaria e della vulcanologia del Sistema Solare : secondo lui e il suo collega Daniele Gasparri, «il fluido principale che ha scavato i canali e le valli che sono confluite nel cratere Gale (dove si trova il rover Curiosity della NASA) è lava. Questo non significa che non possa esserci stata anche dell’acqua in altri periodi, ma le tracce principali sono state prodotte dalla lava, che ha modellato e riempito anche i crateri limitrofi».

Intervistato da Bignami, spiega che l’acqua su Marte avrebbe avuto un ruolo molto secondario. Leone ha già pubblicato numerose ricerche su riviste scientifiche dove sostiene tale ipotesi. Sua è anche la teoria che sostiene che le lave avrebbero avuto un ruolo fondamentale (molto più dell’acqua) nel modellare anche Valles Marineris, la lunga valle di oltre 7.000 chilometri che taglia in due Marte. «Il delta del fiume designato quale luogo candidato alla ricerca di tracce di vita a cura di Perseverance, non è stato scavato da un fiume di acqua, ma da un fiume di lava»

Perché le missioni su Marte? Conclusioni e considerazioni

In molti ci siamo chiesti a cosa servono queste missioni, perché spendere tanti soldi (la sola missione Perseverance è costata fino adesso oltre tre miliardi di dollari) per esplorare uno spazio oscuro, inospitale, luoghi tecnicamente irraggiungibili e con temperature prossime allo zero assoluto. Ricordo mio padre, quando gli astronauti del primo atterraggio sulla Luna (o allunaggio, primo neologismo coniato per l’occasione, seguito dal più recente ammartaggio), riportarono qualche quintale di rocce lunari, affermò soddisfatto: “Ecco, hanno scoperto che il suolo lunare ha roccia né più né meno come la Terra ed è composta allo stesso modo. Soldi buttati e alto rischio di mortale fallimento. Ma chi gliel’ha fatto fare?”.

Per millenni l’uomo si è limitato a osservare solo ciò che sapeva scorgere a occhio nudo e ha fondato la propria cultura su eventi spiegabili e non spiegabili, questi ultimi rimodellati su congetture filosofiche, pagane, o religiose. La religione, di qualunque confessione o cultura, ha creato dei e divinità occulte, angeli e demoni, mostri apocalittici, energie oscure positive e negative. Il Cielo è stato per diecimila anni l’immenso, il Sole unica la fonte di vita. In nome di credenze oscure e fantasiose sono stati perpetrati sacrifici umani, prevalentemente di donne vergini, solo per “placare l’ira degli dei” o per auspicare il “sorgere del sole”. La “magia” per spiegare l’inspiegabile, affascinanti leggende e oscurantismi vari, fra cui la “caccia alle streghe”

Ma qualcuno, nuotando controcorrente, ha voluto accertare le verità e, millennio dopo millennio, secolo dopo secolo, decennio dopo decennio, ha smontato migliaia di teorie campate per aria con fatti oggettivi e scientifici, senza turbare la sfera dell’immaginario, che, come sappiamo, alimenta i nostri sogni. La ricerca della verità, accompagnata da un’infinita curiosità, innata nell’uomo, ha operato una profonda trasformazione della qualità della vita e della visione del mondo. Il fiume in piena non è l’ira di un dio (es. il dio del fiume, Nyami Nyami, un gigantesco drago con il corpo di serpente e la testa di pesce che provvede ai Tonga, popolazione locale vicino allo Zambesi), ma un evento naturale oggi controllabile, prevedibile e talvolta prevenibile, così come il tempo, la maree, l’eclissi e tanti altri. L’energia elettrica, la costruzione di dighe, l’energia solare, satelliti e mille altre rivoluzioni hanno creato benessere e reso abitabili parti del pianeta altrimenti invivibili.

Eppure un Professore di Oxford nel 1878 liquidò l’energia elettrica come “trovata inutile” e affermò palesemente “L’energia elettrica: l’invenzione più inutile della storia” (cit. Bill Gates libro “L’Autostrada che porta a domani”). Un commissario statunitense, addetto ai brevetti, nel 1899 chiese l’abolizione del suo ufficio, poiché “Tutto ciò che è possibile inventare è già stato inventato”. Affermazioni proferite con la stessa disinvoltura di chi oggi trova inutili le missioni spaziali. Proviamo a spegnere la luce per 48 ore? Aboliamo tutte le invenzioni dal dal 1899 a oggi? Ops! mi è sparito lo smartphone!

Altri miti e luoghi comuni hanno minato il progresso dell’uomo verso la cultura e la consapevolezza di sé e il suo ruolo nell’Universo… anzi nel Multiverso (a quanto pare non esiste un solo universo), ma il luogo comune più divertente, che mi ha coinvolto in prima persona agli albori dell’informatica é stato: “Il Computer, invenzione inutile, sta rubando posti di lavoro, perché le macchine fanno il lavoro dell’uomo”, pronunciata da milioni di abitanti del pianeta Terra: non sarei qui a scrivere e voi a leggere se non fosse stato per Pascal, precursore dell’informatica. La meccanizzazione prima e l’automazione poi hanno permesso di moltiplicare i posti di lavoro, diversificando ruoli, mansioni e qualità del lavoro stesso, sottraendo sempre più l’uomo dalla schiavitù dei lavori pesanti e a rischio vita.

Adesso forse siamo più pronti a recepire in parte le motivazioni sul “Perché le missioni su Marte?”, preludio a future missioni spaziali alla ricerca di pianeti abitabili nell’Universo, ma c’è di più: la capacità del nostro pianeta a soddisfare le nostre esigenze è agli sgoccioli, e sussiste finché vige il dislivello di ricchezza nella distribuzione del benessere. Le teorie di Serge Latouche e mille altri scienziati-filosofi sulla “Regressione sostenibile” non sono assolutamente praticabili: se paradossalmente vivessimo di sola agricoltura e allevamento come nei tempi biblici, avremmo sì un’aria pulita, ma non potremmo sostenere sette miliardi di persone. La tecnologia ha permesso di sfruttare al meglio le risorse del pianeta, tuttavia con iniqua distribuzione: “Se tutti e sette miliardi avessero il tenore di vita di un americano medio non basterebbero otto pianeti come la Terra” è il risultato realistico quanto drammatico degli effetti dell’incremento demografico. Altri due miliardi e le risorse vitali e le materie prime del pianeta non basteranno più.

In passato stragi, guerre e pandemie planetarie hanno rallentato notevolmente e distanziato questo infausto destino, ma da almeno 70 anni si privilegia la pace, malgrado il terrorismo e oltre 50 conflitti persistenti nel mondo. Ad aggravare il tutto c’è il riscaldamento globale e l’inquinamento, sempre in crescita. “Bisognerebbe smettere di fare figli” afferma l’ignoranza di molti. Ebbene: se ipoteticamente le nascite si fermassero oggi, e supponendo che l’aspettativa di vita dei nati di oggi fosse di 100 anni, guadagneremmo poco più di un miliardo di anime mancate e una popolazione di vecchi, un mondo senza obiettivi né sviluppo, alla deriva. Dimezzare le nascite? Ovvero max un figlio per coppia? Neppure Mao fu così crudele. Raggiungeremmo il traguardo di tre miliardi e mezzo in oltre 500 anni , mezzo millennio di stenti dove otto vecchi sarebbero sotto le cure di un giovane, strutture sanitarie quintuplicate, welfare insostenibile.

Previsioni catastrofiche? No realistiche. Si possono contestare i numeri, non la sostanza. Forse è meglio guardare a un futuro “spaziale”, forse non realizzabile in tempo, ma sicuramente meno crudele, ne vale la pena. Alternative? Si: “Abolire la vecchiaia sopra i 50 anni”. Come? Il Medioevo c’insegna: in quei tempi la vita media era 35 anni e nessuno avrebbe avuto motivo di preoccuparsi dell’incremento demografico, anzi, era a rischio la sopravvivenza della specie umana.

Adesso che abbiamo digerito anche questa realtà, forse siamo in grado di capire perché tutto il mondo scientifico si dà tanto da fare per costruire un futuro in stile Star Trek. Le missioni spaziali sulle comete sono finalizzate alla ricerca di materie prime, delle quali il nostro pianeta, in un futuro imminente, sarà sempre più carente. Sulle comete è stata accertata la presenza di acqua, ancor prima che su Marte, anzi: si presume che l’acqua, quindi la vita sulla Terra sia stata portata proprio dalle comete, dal presunto bombardamento cosmico di qualche miliardo di anni fa, e, sempre in un futuro non troppo lontano, diventeranno stazioni di rifornimento spaziali, poiché l’acqua è alla base della sintesi di carburanti (ricordiamo che è composta di idrogeno e ossigeno). Qualora su Marte, come già sulla Luna, fosse accertata la presenza di acqua potabile (e non), potrebbero essere installati siti vivibili prima da vegetali, poi da esseri umani e animali, calotte vivibili e appositamente schermate, o grotte sotterranee, e, in parallelo, procedere con il processo di “Marteformazione”, funzionante nella sola teoria, sulla base di simulazioni computerizzate. Questo processo dovrebbe durare circa 200 anni, per ricostituire l’antica atmosfera marziana, simile del tutto a quella della Terra.

Utopia? Sogni? Chimere? Favole? Forse. Una cosa è certa: grazie alla tecnologia spaziale, oggi siamo in grado di intercettare asteroidi come quello che 66 milioni di anni fa precipitò nel Golfo del Messico e causò l’estinzione dei dinosauri (recentemente dimostrato in maniera quantitativa da studi come quelli di Hull et al). Un evento del genere potrebbe estinguere la vita sulla Terra in meno di 90 giorni. Le comunità scientifiche planetarie oggi non sono in competizione, ma lavorano in sinergia. “Nella missione internazionale Mars 2020, c’è molto, ma molto di italiano, anche se firmata NASA” conclude il bravissimo Luigi Bignami. E’ vero, sì, adesso non siamo in grado di immaginare minimamente come raggiungere un pianeta lontano minimo due milioni di anni luce, ma dico: fu parimenti pazzo, sognatore utopistico Leonardo quando affermò che l’uomo avrebbe potuto volare e solcare i cieli a grandi velocità allora impensabili? Da allora sono passati “solo” 500 anni.

Vincent

Scrittore, Musicista, Informatico

Fonti:
– Diretta TV Focus del 18/2/2021
– Articolo de “Il Fatto Quotidiano” https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/02/18/perseverance-su-marte-la-sonda-nasa-ammarta-lemozione-degli-scienziati-della-nasa/6106480/
– Notizie ultim’ora – Focus.it
– Libro “L’Autostrada che porta al domani”, Bill Gates
– Racconto “Nibiru il pianeta immortale”, dal libro “La Rosa dei 20”, Vincenzo Pisano
– Wikipedia
Foto:
– NASA/JPL-Caltech