La fotografia sta alla filantropia come la poesia sta al cuore dell’uomo

Durante una notte insonne, mi sono imbattuta per caso in un assioma di Calvino: “Leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà”.  Queste parole continuarono a girarmi in testa così come mi rigiravo nel letto, ma le seguivano le tante fotografie che avevo osservato nel pomeriggio in uno strano libro definito “Bookzine di Cultura Fotografica”.

A una prima lettura di quel sottotitolo mi dissi: Che strano! Una crasi tra le parole book e magazine a indicare qualcosa che alla fine non sarà né carne né pesce.

Mai il mio scetticismo fu più smontato, perché ho scoperto un progetto di notevole spessore, che mi ha da subito ricordato quanto sbagliato sia sottovalutare la potenza delle immagini e la loro plurivocità. Esse, infatti, possono raccontare alla stregua di una sequenza narrativa; ma per imparare a leggerle occorre educare lo sguardo, o il rischio di scambiare fischi per fiaschi sarà spesso in agguato, come ci insegna la vicenda della ristampa di “London” di Gian Butturini.

A mio parere, i modi per sviluppare la buona prassi della lettura delle immagini sono tanti: andare per mostre, studiare l’arte, vedere buoni film, leggere silent book o graphic novel d’autore e, infine, avvicinarsi con consapevolezza crescente al vastissimo mondo della fotografia.

A quest’ultimo aspetto, e già da due anni, punta per l’appunto un ambizioso progetto made in Sud, che si occupa della composita cultura dell’immagine e lo fa in modo altrettanto articolato. Il suo nome è Spectrum.

Andiamo per ordine, però, perché proprio questo nome? Spectrum è parola latina, derivata dal participio passato del verbo “specere” (osservare, guardare), con cui si indicava l’immagine e ancora oggi lo spettro di colori percepibile dall’occhio umano, che nella sua sintesi dà vita al fenomeno della luce, senza la quale la fotografia non esisterebbe.

Inoltre Spectrum, attraverso le sue rubriche, si prefigge di parlare di tre “riflessi” epistemologici: quello di ciò che accade nel mondo della fotografia, quello del personale modo di guardare alla fotografia e, infine, quello che stimola la riflessione critica sul primo e il secondo aspetto, diventando così “riflessione”.

Spectrum, dunque, si fonda sul desiderio di dialogare tra le diverse anime della fotografia e lo fa utilizzando soprattutto il mezzo dell’intervista, così da dare parola direttamente ai vari protagonisti dello spazio culturale che ruota attorno all’immagine, uno spazio tanto fisico quanto ideale. Al fine di essere accessibile anche ai non addetti ai lavori, il linguaggio utilizzato non presenta eccessivi tecnicismi e si avvale della complementarietà di tante fotografie, che impreziosiscono le rubriche in modo miracoloso, considerando che il costo del singolo volume non è alto.

Caporedattore di questo progetto è Enzo Gabriele Leanza, docente di Storia dell’arte e di Fotografia, follemente innamorato dell’Arte. Per Lei è pronto a viaggiare per tutto lo stivale alla ricerca di stimoli ed esperienze conoscitive che possano arricchire se stesso e il suo progetto, condiviso con un sempre più nutrito team di “apasionados”, uniti dall’affezione per la fotografia ma anche da grande professionalità.

Ognuno, infatti, apporta il proprio contributo presentando contenuti interessanti e scrivendo in modo elegante. Ne cito solo alcuni per non dilungarmi: Roberta Valtorta, Francesco Pagliari, Pippo Pappalardo, Michele Di Donato, Alessandra Lucca.

Spectrum si articola di ben diciassette rubriche, ognuna curata con notevole completezza, tanto che è difficile trovarvi delle défaillance di alcun tipo. E tra tutte, in entrambi i primi due volumi, ho apprezzato soprattutto “Hic sunt Auctores”, “Young Photo Talents”, “Essays”, “Cinema e fotografia” e “Libro ergo sum” (notevolmente cresciuta nel secondo numero).

Quest’ultima rubrica si occupa di recensire un nutrito numero di pubblicazioni fotografiche o sulla fotografia, su cui difficilmente un motore di ricerca potrebbe indirizzarci durante un sempre più possibile acquisito on line, mosso per lo più da curiosità esplorativa e da una breve recensione vincolata ai format di sistema.

Sì, perché leggendo ogni presentazione della suddetta rubrica, è palese quanto lo studio dell’opera in questione abbia colpito l’autore. E agli occhi del lettore le parole riveleranno una seduzione non interessata, ma impregnata di desiderio di condivisione. Alla fine la sinossi del libro potrà piacere o non piacere, ma sarà accompagnata anche da una garanzia: offresi la possibilità di conoscere pubblicazioni di qualità.

Insomma, in questo progetto nulla è lasciato al caso e, a mio modesto avviso, credo proprio che Spectrum abbia notevolmente arricchito il panorama di settore.

Nel progetto iniziale di Spectrum si prevedevano sette volumi, tanti quanti i colori dello spettro cromatico. Dopo l’edizione rossa e arancione, mi auguro di poter vedere presto quella gialla, e auspico che il team possa completare questo progetto, che trovi l’energia e i mezzi per aprirsi anche ad altro e che diventi ancora più stabile nel tempo. Alcune penne sono veramente di ottima qualità, vedi Emanuele Canino o Simona Franceschino.

Lascio al lettore la possibilità di appurare in parte quanto descritto, accedendo al sito del progetto.

Rosamaria Brunno