Come delfini tra pescecani

di François Morlupi
edito da Salani Le Stanze

Al commissario Biagio Maria Ansaldi è stato affidato il compito di coordinare una squadra di quattro elementi, non uno di più, come dichiara decisamente il questore Loprieno:

Sto per farti una domanda a cui devi rispondere di no […] hai bisogno di rinforzi?

Assolutamente no

Perfetto, tanto non ne avrei da darti

Quattro elementi costituiti dal vice ispettore Eugénie Loy, una sorta di ragazza apparentemente anaffettiva. Poliziotta integerrima [che]veste sempre di nero ed è una portatrice sana di infelicità.

In quel momento Eugénie alzò la testa, pietrificandolo. Gli occhi neri della ragazza ebbero lo stesso effetto dello sguardo di Medusa sugli uomini di Perseo.”

Eugénie è bruna mentre l’altra componente femminile del gruppo è invece bionda. Si chiama Eliana Alerami ed è bella e molto ambiziosa. Per questo cerca di collaborare con la collega malgrado la loro lunghezza d’onda rimanga differente.

Di lei è innamorato perso Roberto Di Chiara, appassionato della Roma, di Francesco Totti e dei film coreani sottotitolati. È uno dei due Ringo Boys, i componenti maschili della squadra

Soprannominati così in commissariato, per la chiara allusione ai famosi biscotti con due cialde unite, una di vaniglia l’altra di cioccolato.”

Di cioccolato perché William Leoncini con la passione per il nazismo è un ragazzo di colore. Bello e molto gettonato dalle donne sino a quando non ha conosciuto Esthella che ha rivoluzionato la sua vita disordinata di scapolo impenitente.

Per ultimo, e non certo per importanza, il loro capo, Biagio Maria Ansaldi, corpulento con l’obiettivo di scendere sotto la soglia del quintale ma ancora lontano dalla meta finale a tal punto che ogni volta che saliva sulla bilancia, quest’ultima sembrava soffrire.

Ipocondriaco, estremamente colto ma ignorantissimo dei segreti dell’informatica, della tecnologia e dei suoi marchingegni. Padrone di Chagall, un cane incontrato la notte di Capodanno diventato il suo antidepressivo contro gli attacchi d’ansia e di tutto ciò che comprende il normale svolgersi della vita quotidiana e del suo lavoro.

Per fortuna il quartiere che gli è stato assegnato, Monteverde, rappresenta uno dei posti più tranquilli di Roma sino a quando un episodio, catalogato in un primo momento come un suicidio, non segna l’inizio di una serie di eventi che assumeranno via via un peso sempre più rilevante persino a livello politico.

Il romanzo, come talvolta succede, presenta alcuni spunti autobiografici. Dalle sue pagine infatti, al di là della vicenda, è possibile individuare la presenza di François Morlupi. I suoi interessi culturali eterogenei, come testimoniano versi, citazioni, commenti inseriti qua e là nel testo con nonchalance e piacevole ironia:

“Raffiche di gettoni mietevano vittime come l’influenza della spagnola dopo la Prima guerra mondiale

Sarebbe stato meno complicato risolvere il conflitto israelo-palestinese

e affidati nella maggior parte dei casi al personaggio di Ansaldi:

Svanire è dunque la ventura delle venture?” ( Montale)

Roell, buongiorno, qual buon vento?

Il commissario amava apostrofare l’anatomopatologo con nomi di celebri medici della storia dell’arte.

Nessun mortale trascorrerà mai vita incolume da pene […]

Shakespeare?

Eschilo

Qualche volta anche a Leoncini con la sua passione per gli haiku:

Il tetto s’è bruciato
ora
posso vedere la luna.

Evidente anche la sua profonda esperienza in campo informatico e, non ultima, l’origine italo-francese riservata sostanzialmente al personaggio e al dialogo di Eugénie Loy.

La lettura del giallo si presenta scorrevole, coinvolgente. Propone uno spaccato della Roma contemporanea fruibile a tutti i livelli, da quello prettamente urbanistico a quello socio-antropologico.

Allo stesso modo si procede per la costruzione dei personaggi descritti come persone comuni facilmente riscontrabili nella quotidianità, privi della corazza dei super-eroi a cui spesso fa ricorso la narrativa di genere e tuttavia non omologabili per personalità e esperienze “ particolari” .

La vicenda appare ben congegnata anche se nelle battute finali può risultare prevedibile ad un lettore più attento e scaltrito.

Maria Lucia Martinez