Delitti senza castigo

Ideato negli anni Novanta, questo bel giallo di Loriano Macchiavelli con due c, una in più del famoso Segretario fiorentino, vede la luce vent’anni dopo.

Ce lo dice lo stesso autore:

“Ho scritto il romanzo in quel di Montombraro il 4 ottobre 1998, […] Nel 2018 , venti anni dopo, e prima di inviarlo all’editore, me lo sono riletto e l’ho completato. Perciò troverete accenni ad avvenimenti e riflessioni che non appartengono agli anni 1992-94 e 1998 ma che da quegli anni derivano”

E si arroga il diritto di poterlo fare senza che nessuno possa impedirglielo:

Il romanzo è mio e mi è permesso.

Protagonista Sarti Antonio, sergente, antieroe a tutti gli effetti, vittima di una colite spastica di origine nervosa, semplice, scarsamente dotato di acume deduttivo, perciò quando non sa più da che parte voltarsi, risolve l’impasse andando a trovare Rosas e poi, dopo averlo consultato, per ricambiare lo invita a pranzo o magari a cena.

Rosas porta gli occhiali due lenti grosse così e ha la faccia di una faina[…] da anni è in attesa di laurearsi; scrive, dice lui, un romanzo che chissà quando troverà un editore. Insomma cazzate.

Lo chiamano il talpone e ha un cervello fino. Il cervello della coppia. Proprio quello di cui ha bisogno Sarti Antonio, sergente per venire a capo dei crimini che funestano la città di Bologna:

La fortuna di Bologna è che nessuno si prende la briga di scavare nel suo passato, nel suo presente o nel suo futuro. Nessuno, o quasi, va a rimescolare nei suoi rifiuti. Sarti Antonio, sergente, per il suo mestiere e controvoglia, è costretto a farlo.

Una Bologna questa di Delitti senza castigo che è assai diversa dalla ex isola felice, ex grassa, ex dotta, e con la più antica ex università d’Europa.

Una città dalle strade malfamate, dai lunghi corridoi umidi e in penombra. Immersa in una tristezza che esce dalle persiane segnate dalle intemperie, dall’angustia di certi cortili. Vecchia e indifferente.

In questo contesto si susseguono a ritmo vertiginoso una serie di atti criminosi che lasciano stravolto il nostro sergente. I primi a essere uccisi sono due giovani fidanzatini, poi due giovani aspiranti campioni di calcio. Spazzola, un tipo tranquillo il cui cadavere viene ritrovato tra i ruderi di una casa colonica sui colli. Ma Quando Settepaltò, chiamato così perché, per difendersi da presunte radiazioni che inquinano l’aria, indossa un numero spropositato di cappotti l’uno sopra l’altro, viene massacrato di botte, Sarti Antonio si impunta e decide di non archiviare il caso. Si ribella e pretende giustizia di quest’atto ancora più grave perché compiuto nei confronti di un povero diseredato nella scala sociale.

Inizia perciò un’indagine che lo porterà a villa Rosantico, splendida dimora che

sta sui colli, con parco e signora sui trentacinque, manonlidimostra, piuttosto bella e gentile, pregoaccomodatevi e un sorriso di quelli che non si dimenticano.

Settepaltò, prima di essere pestato a sangue, ha sgombrato la soffitta della villa con la collaborazione del suo socio, Quintale, proprietario di uno storico motofurgone Guzzi E.R. del 1938. Il fatto ha suscitato le ire  del marito della bella Elena, Bastiani, cavalier Roberto, originario di Cirò, in Calabria. Sarti Antonio, intestardito nella ricerca della verità, si spingerà quindi sino al tacco dell’Italia e infine  arriverà a scoprire un terribile delitto che affonda le sue radici in un evento tra i più tragici nella storia della nostra nazione, un delitto senza castigo.

Di cosa ci stupiamo oggi, se non ci siamo incazzati ieri? 

Questo capitolo lo scrivano i lettori che abbiano qualche idea su come superare i delitti senza castigo.

E gli altri delitti? Sarà Poli Ugo, vice ispettore aggiunto, detto lo zoppo a incaricarsene

E quando avrà la soluzione alla quale non sono arrivati i colleghi[…] archivierà.

-Vogliono che archivi? E io archivio.-

È il suo modo di prendersi una rivincita.

Anche se io non lo capisco.

Non è importante.

Ragazzi attenzione, qui si parla di un giallo doc. Tanto per  gradire nel 1974 Loriano Macchiavelli vince il Premio Gran Giallo Città di Cattolica, Premio Mystfest con il romanzo Fiori alla memoria. Nel 1980 il Premio Tedeschi con il romanzo Sarti Antonio, un diavolo per capello, etc etc. Il romanzo in questione si presenta senz’altro all’altezza della situazione. Conformandosi, infatti,  ad una delle caratteristiche narrative dell’autore, coniuga la parte fantastica delle peripezie di Sarti Antonio con la realtà sociale e politica del nostro Paese rigorosamente documentata. Per quanto riguarda la scrittura, il talento straordinario di Macchiavelli è presente in ogni pagina col suo umorismo spiazzante che nasconde a tratti un sottofondo amaro e invita alla meditazione, con la disinvoltura nell’adoperare tecniche narrative di ogni tipo che denotano divertimento da parte di chi scrive (forse) e promettono divertimento a chi legge (sicuramente). Insomma provare per credere.