Le invisibili. Un libro per riflettere

Siamo donne comuni, donne su cui nessuno si sofferma, siamo invisibili.

Sono le protagoniste di questa tetralogia tutta al femminile, donne che hanno sentito i morsi crudeli della vita e hanno reagito con altrettanta crudeltà. Nessuna caratteristica particolare: si tratta di donne dei nostri tempi, donne che è facile incontrare per strada e di cui è facile scordarsi perché passano inosservate o perché esse stesse vogliono che accada. È proprio questo l’obiettivo delle protagoniste del racconto che apre la raccolta, Le guardiane del faro, di Gabriella Genisi. La vicenda si svolge sullo sfondo di uno dei luoghi più suggestivi del Salento, il faro di Punta Palascia, la punta più ad est d’Italia. Un luogo apparentemente abbandonato e solitario che però ha in serbo una sorpresa incredibile, ai limiti del surreale. Una storia che ha origine dal mare e nel mare si conclude. Un mare amico che, quanto meno te lo aspetti, può diventare misterioso e inquietante:

Notai diversi articoli nei quali si parlava di apparizioni di sirene da parte dei pescatori che navigavano nelle acque a poche miglia da Punta Palascia […] Altri avevano parlato di membri dell’equipaggio spariti in modo misterioso dopo essere caduti in mare nella stessa zona e mai più ritrovati.

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 Sono morta dentro e sono morta per sempre. Quando accade, non c’è più via per resuscitare. Nessuna riabilitazione, nessun percorso psicologico […]  Il mio unico combustibile è rimasto la sete di vendetta e questo mi ha reso una zombie vivente. Al diavolo le belle parole di chi crede nei paradigmi di salvazione: che si faccia un giro per il mondo, che scopra quando è feroce la legge del più forte, quanto se ne sbatte di buoni principi e parole di speranza.

Questa è la presentazione della protagonista di L’ultimo blues di Salomè di Marilù Oliva. Il suo nome è Maria Grazia, un nome troppo comune per un’aspirante rockstar, meglio Salomè. Nome perfetto per chi fa della vendetta la sua unica ragione di vita.

  • Dammi del tu. Anche a te piacerebbe tranciare le teste?-

Che cosa allucinante mi aveva chiesto.

Stetti in silenzio.

Perché la risposta sarebbe stata ancora più assurda della domanda.

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Un attrice per caso, così si potrebbe definire l’autrice della confessione epistolare di Lettera alla mia giudice, di Mariolina Venezia. E, per chi conosce la scrittrice, non è difficile immaginare che il luogo e la destinataria del suo racconto sono Matera e  Imma Tataranni. Meno conosciuta la protagonista, una ragazza socialmente diseredata fino a quando all’improvviso  qualcosa nella sua vita cambia:

Senza che fosse mai stato un mio desiderio, ma nemmeno una lontana aspirazione riuscii dove tante altre fallivano: diventai un’attrice.[…]La felicità, dottoressa, non c’è niente di più pericoloso. Ti può scoppiare dentro come una bomba atomica, e allora non si torna indietro. Se l’hai conosciuta e poi l’hai persa, resterai per sempre un reduce.

Un cambiamento che la protagonista non sa gestire;  è debole, diversa da quella donna magistrato  che nel corso dell’inchiesta sembrava leggerle dentro, con la quale, tuttavia, crede di avere qualcosa in comune. Per questo adesso che la sua condanna è stata decretata, le affida  i suoi pensieri, anche quelli più inconfessabili: la mia verità gliela consegno in questa lettera, se avrà la pazienza di continuare a leggere. Poiil congedo, definitivo:

Non ho altro da aggiungere[…] Si ricordi soltanto, quando la vita le fa una proposta, di coglierla al volo[…] Non abbia paura proprio adesso, e continui a essere se stessa. Questo ho voluto dirle. E ora, la prego, mi dimentichi.

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Per essere invisibili non è necessario avere particolari caratteristiche, anzi le invisibili sono spesso persone insignificanti, donne imbruttite dalla delusione, donne che si sono trascurate anche nel fisico sino all’obesità, e quando la sera rientrano a casa, trovano una madre dispotica ad aspettarle davanti alla tv.  Donne che però non hanno smesso di sperare  e vedono  nel delitto la sola via di fuga, anche se questa liberazione richiede il matricidio.

Volevo con tutte le mie forze che crepasse, che si disintegrasse, che sparisse. Solo la morte poteva impedirle di tormentarmi. Solo se lei moriva, io potevo vivere.

Così Rachele la protagonista del racconto di Grazia Verasani, Do ut des, pianifica ogni cosa, si procura una complice, Connie. Un’ invisibile più di lei, perché se Rachele  ha dalla sua parte la forza della disperazione, Connie  è invece una debole e in questa sua debolezza  è annidato il fallimento.

Pensai che il fallimento alleggerisce il cuore, non hai più nessun piano, nessun sogno, […]nessun essere umano da amare o da odiare, solo la fine della speranza, una fine assoluta, dolce, come una frangia di capelli che ricade sugli occhi.

E non la sposti più.

Un libro “ estremo”, che ha anche i suoi contraltari; da leggere in ogni caso e rifletterci sopra.

Le invisibili di Gabriella Genisi, Marilù Oliva, Mariolina Venezia, Grazia Verasani.

“La prof.” Maria Lucia Martinez