Linea di fuoco di Joshua Hood

Mason Kane è ricercato. L’unico americano a essersi guadagnato dal proprio paese l’ordine di sparargli senza preavviso. In Medio Oriente tutte le agenzie di intelligence sono sulle sue tracce e lui sta esaurendo i luoghi dove nascondersi. La sua colpa? Aver fatto rapporto sul massacro di un’inerme famiglia afghana, perpetrato sotto il comando di un colonnello fuori controllo che sta conducendo una crociata personale senza regole e senza pietà. Ora, da membro di una delle migliori unità d’élite delle forze armate, Mason si ritrova declassato al rango di traditore da eliminare. Ogni operativo della CIA, ogni ex compagno dei corpi speciali che dovesse individuarlo potrebbe tendergli la mano e un istante dopo piantargli una pallottola nel cervello. Gli amici di ieri sono i nemici di oggi. Ma non è il tipo che si lascia saltare i nervi. Gli anni trascorsi sul campo di battaglia, colmi di orrori che i civili non potrebbero nemmeno immaginare, gli hanno indurito l’anima. E adesso sa cosa fare. È il momento di passare al contrattacco.

Recensione

Negli anni, Mason Kane ha costruito intorno a se una corazza impenetrabile. È questo quello che succede a chi si trova la morte sbattuta in faccia tutti i giorni.
Kane è un soldato, è un assassino.
Ed è ricercato in tutto il Medio Oriente, perché ha avuto il coraggio di denunciare i crimini di guerra del maggiore Barnes, suo superiore, ed è passato automaticamente sulla lista nera di obiettivi da eliminare.
Renee Hunt anche indossa una corazza. Una delle poche donne in un mondo militare quasi esclusivamente maschile, ha dovuto imparare presto a nascondere le sue debolezze, e che doveva essere tosta il doppio di tutti i colleghi maschi, se voleva farsi rispettare.
Ma sotto la corazza sia Mason che Renee sono due creature spezzate, segnati dagli orrori di guerre che ormai sono il loro habitat, perché la società civile gli è diventata aliena.
Riuniti dal caso in una missione disperata nel tentativo di fermare Barnes, ormai completamente assorbito dal suo delirio di giustiziere, dovranno affrontare gli stessi uomini con i quali hanno combattuto.
E perdere non è un’opzione.
Joshua Hood, da buon ex militare, regala descrizioni meticolose di abbigliamento, armi e anche compound militari. Le armi e gli strumenti che maneggiano i suoi personaggi sono oggetti a lui familiari, e si vede: non c’è spazio per approssimazioni. Hood sa anche come funziona il combattimento, e ne dà prova in ogni scena d’azione del romanzo, gestendo tempi, movimenti e personaggi con la bravura di un buon comandante che non perde mai d’occhio nessuno dei suoi soldati.
Ho sentito un po’ la mancanza della descrizione della spazialità, quando in alcune occasioni la descrizione degli edifici o terreni veniva lasciata al dialogo invece che a un intervento più esteso dell’autore che avrebbe aiutato il lettore a figurarsi una mappa mentale su cui far muovere i personaggi.

Denise Antonietti