Voglio continuare a guidare il mio camion

L’appello alla Commissione Europea: “Un’ingiustizia italiana: solo noi dopo i 68 anni non possiamo più guidare. Gli stranieri circolano tranquillamente nel nostro paese. Fare il camionista non è solo un lavoro, ma una passione di vita”

Tra pochi mesi compirà 68 anni, e vuole continuare a guidare il suo camion, di peso inferiore alle 44 tonnellate, ma in Italia l’art. 126 del Codice della strada non lo consente per raggiunti limiti di età, a differenza di quanto è invece concesso a molti suoi colleghi stranieri i quali, come evidenzia l’avvocato Fabio Capraro in una petizione firmata da otto camionisti trevigiani e inviata al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Enrico Giovannini, “guidano normalmente anche nel nostro paese creando una concorrenza sleale”.

Per questo Silvano De Longhi, di Treviso, affiancato, ora, nella singolare battaglia da altri sette colleghi del Veneto, aveva fatto recapitare alla Commissione Europea per le petizioni, una precisa richiesta di farsi carico dell’anomalia e di considerare se non fosse stato  il caso di armonizzare le varie normative europee, in nome del diritto alle pari opportunità dei cittadini dell’unione consentendo anche ai cittadini italiani over 68 di continuare a esercitare la professione del camionista.

E la Commissione, nella replica, ha dichiarato ricevibile l’istanza in quanto la questione “rientra nel campo delle attività dell’Unione Europea”.

Ho chiesto alla Commissione di condurre un’indagine preliminare sul tema – si legge nella nota di risposta ricevuta dal trevigiano nel dicembre scorso da Dolors Montserrat, presidente dell’organo stesso – e ho anche trasmesso la petizione alla Commissione per i trasporti e il turismo del Parlamento europeo”.

“Fare il camionista non è solo un lavoro: è una passione di vita. Chi andrebbe a dire ad un atleta, che è controllato e in buona salute, di smettere di fare sport solo perché la carta d’identità non glielo permette?” si chiede Silvano De Longhi.

Forte del riscontro comunitario, il camionista si è quindi rivolto all’avvocato Fabio Capraro, di Treviso, esperto nello specifico ambito giuridico, e con altri sette colleghi trevigiani ha sottoscritto una petizione alla XI Commissione dei Trasporti della Camera dei Deputati del Parlamento Italiano.

Il legale ha chiesto l’adeguamento della normativa italiana a quella degli altri paesi europei, che consentirebbe così, al settore logistico italiano, di usufruire dei camionisti connazionali senza dover necessariamente attingere dal bacino di disponibilità internazionale tradizionalmente rappresentato, soprattutto, dai paesi dell’Est europeo.

Nella petizione alla Commissione Europea, De Longhi affrontava vari aspetti, sostenendo, per cominciare, di non ritenere che il suo mancato accesso al pensionamento costituisse un ostacolo al ricambio generazionale perché “a causa della scarsa attrattività della professione l’ingresso dei soggetti giovani è minimo e nel settore mancano, in Italia, almeno 20mila operatori, circostanza che costringe le aziende dei trasporti a ricercare personale fra i conducenti stranieri”.

Contrariamente a quanto si crede – scrive Fabio Capraro nella missiva rivolta ora alla Commissione dei Trasporti italiana – l’indice di pericolosità, secondo la classe del conducente responsabile, diminuisce con l’aumento dell’età. Proprio i guidatori anziani infatti sono mediamente più prudenti e meno soggetti ai fattori, quali l’alta velocità, che più incidono sulla pericolosità alla guida, circostanza peraltro corroborata dalle statistiche. Solo il 6% dei conducenti coinvolti in incidenti stradali, infatti – sostiene il professionista – ha più di 65 anni”.

Relativamente al presunto deterioramento delle condizioni psicofisiche con l’avanzare dell’età e, dunque, dei rischi per l’utenza stradale introdotti da autotrasportatori anziani, nella missiva inviata alla Commissione Europea, De Longhi faceva notare che “un sessantottenne di oggi non è paragonabile a un soggetto di pari età di qualche decennio fa”, dicendosi convinto che un uomo sano, che abbia “guidato mezzi pesanti per 10, 20 o 40 anni e che è costantemente monitorato dagli esami di rinnovo previsti, non costituisca pericolo e intralcio per sé e per gli altri ma sia un valore aggiunto per la società. Se altri Paesi della Ue non prevedono limiti di età per la guida di un autocarro fino a 44 tonnellate – conclude – confido che la norma in oggetto venga presto opportunamente modificata per me, per gli altri 7 colleghi firmatari e per tutti i camionisti italianiche desiderano avvalersi della facoltà di poter continuare senza costrizioni di età il proprio lavoro”.

Nelly Pellin