Manzaniglio, il falso

La prima parola che mi è balzata alla mente leggendo “manzaniglio”, quando ancora non sapevo cosa fosse, è stata “coniglio”; sicuramente ha giocato un ruolo fondamentale la rima ultra-baciata che c’è tra i due termini.

Peccato che il manzaniglio non c’entri niente con il batuffolo dai dentoni prominenti, e non solo perché l’uno è una pianta e l’altro un animale, ma perché la suddetta pianta non è né tenera, né carina. O meglio, carina può anche esserlo, ma è quel tipo di carineria dietro alla quale c’è del marcio.

Simile a una mela nell’aspetto, il contenuto del manzaniglio è di tutt’altra tempra: chi ha avuto l’occasione di mangiarla – ed è ancora vivo per raccontarlo – ha descritto talvolta la polpa come molliccia, dolce all’inizio e con un vago sentore pepato che via via va rafforzandosi fino a divenire ustionante. La sensazione è accompagnata da occlusione delle vie aeree.

Ebbene sì, il manzaniglio è velenoso, e non solo a livello di frutti ma anche di tutte le altre parti che compongono la pianta, tant’è vero che persino trovarsi nelle sue vicinanze è rischioso. Le gocce di pioggia che filtrano attraverso la chioma divengono portatrici di vesciche, perché anche una minima percentuale di linfa risulta assai tossica. “Presa” al naturale, la linfa causa reazioni allergiche, dermatiti, danni agli occhi qualora esposti. Anche il fumo derivante dalla combustione del legno – non essicato – di manzaniglio può mettere a rischio gli occhi. 

Insomma, il manzaniglio non è una pianta da regalare in nessun caso, e per fortuna non è così facile da reperire, ma la florigrafia francese di un paio di secoli fa ha previsto ugualmente che avesse un suo significato. Data la sua apparente semplicità, la somiglianza con la mela e la successiva, fatale scoperta del suo inganno, il messaggio in dotazione al manzaniglio è “falsità”.

Al di là della perplessità su come facesse a trasmettere questo messaggio durante il XIX secolo, visto che la fotografia non era ancora così diffusa e la pianta avrebbe rischiato di intossicare il mittente prima ancora del destinatario, oggi questo problema non sussiste. Se si vuole comunicare a una persona che è falsa, basta cercare su internet il manzaniglio e voilà, si invia una foto in tutta sicurezza sia per il mandante sia per il ricevente, magari specificando che non si tratta di una mela, così è meno criptico.

Una piccola curiosità sul manzaniglio, anche detto “mancinella”, riguarda il nome stesso, che deriva dallo spagnolo “manzanilla”, ovvero “piccola mela”. Oggi il nome è stato cambiato in “manzanilla de la muerte”, non a caso date le sue proprietà.

Silvia Costanza Maglio