Verdura a centimetro zero

Orto sul balcone, what else?

Se prima era una passione, durante quest’anno e mezzo di clausura è diventato quasi una necessità. Non perché i fruttivendoli abbiano dato forfait, bensì per la voglia di stare all’aria aperta, fosse solo in giardino o nel terrazzo, a respirare aria e godersi il sole.

Una volta ti leggi un buon libro, la seconda ti guardi un film, la terza cominci a pensare che anche un po’ di attività, seppur limitata, male proprio non farebbe.

E allora via di vasconi, vasi, terra, semi, concime, pompa per l’acqua, vanghetto, guanti, rastrellino.

La fortuna di avere un balcone lungo, cui puoi “sacrificare” le estremità per la tua impresa casalinga. Da un lato i fiori, così guardando fuori dalla porta finestra puoi goderti il mini giardino pensile, dall’altro il mini orto.

Il tuo obiettivo, appena ti liberano dai domiciliari della zona rossa, è la serra. E apre il cuore stare in fila con tante altre persone (anche se lo stringe perché ti sembra di rivivere i film in bianco e nero del dopoguerra) che sono lì con un unico obiettivo: riempire di natura casa propria.

Lavorare nel mini orto è divertente e propedeutico. Vuoi perché normalmente passi ore e ore davanti al monitor di un pc, vuoi perché vedere che dal tuo impegno escono frutti tangibili è quasi un segno di speranza. Di rinascita.

Qualsiasi cosa succeda, Madre Natura si rigenera a ogni primavera. E anche se maggio sembrava più il gemello antipatico di novembre, ce l’abbiamo fatta. Il caldo arriva. E porta con sé i primi fiori dei pomodori, del cetriolo, delle zucchine.

Le zucchine, il grande mistero di quest’anno. Compri al supermercato, più per curiosità, questa bustina di semi che, una volta aperta, ti ricorda le ore passate a sbocconcellare le “seme” tostate.

Prendi un vaso, metti i semi, convinta che sia un esperimento, ti ritrovi in dieci giorni con una foresta. Quindi via di rinvaso nei vasconi, con buona pace dell’insalata che deve cedere il posto. Non che facesse molta differenza: gli uccellini, i semi dell’insalata, se li erano già fatti fuori quasi tutti. Hanno lasciato un po’ di rucola giusto per farti un piacere, che ora se la gode all’ombra della magica zucchina. E ogni volta che la guardi, ti ritrovi nella favola di Giacomino e il fagiolo, per la rapidità e l’opulenza di una pianta cui avevi dato veramente poco credito. Una bella lezione.

Quest’anno quindi, invece di comprare le piantine, sono andata di semi, e vedere il basilico fare capolino dalla terra, il prezzemolo sbucare con questi fili che sembrano erba, ma poi diventano foglie meravigliose mi strappa sempre un sorriso. Perché è la vita che prima germoglia, poi fa timidamente capolino e alla fine sboccia in tutta la sua bellezza.

Ho scoperto che salvia e borragine, insieme, vivono in armonia. Mai avuta una salvia così bella. Il rosmarino se ne sta da solo, la menta pure, le fragole crescono felici, così come il sedano. E non c’è soddisfazione più grande – la meraviglia delle piccole cose – che uscire sul balcone, raccogliere la rucola, darle una sciacquata e metterla nella pizza.   

In tutto questo, un pensiero particolare va alle piccole api. I fiori sono stati scelti per loro, la borragine è arrivata sul balcone perché le api amano particolarmente le sue infiorescenze. Che poi le foglie fritte siano una dei piatti “poveri” più buoni di sempre, è quasi un dettaglio.

cricol