Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia stesso mare

Mai come in questo momento, una delle canzoni italiane più iconiche degli anni 60, risuona dentro di noi, quasi a ricordarci da dove proveniamo. Quando si nasce liberi e non si è mai dovuto lottare per esserlo, è molto più difficile di quanto si creda, essere “rinchiusi” e rispettare delle regole che limitano totalmente ogni nostro desiderio di spostarsi.

Ho amici che sono sempre usciti poco di casa ma quando hanno detto loro: “Non potete uscire”, hanno affermato: “Eh no, mi manca l’aria, io devo uscire!” Se non esci neppure per bere uno spritz?! “Sì, ma decido io. Ho bisogno di camminare”. Non hai mai fatto esercizio fisico in vita tua. “Sì, ma a volte vado in bici”. Lo abbiamo visto con i “corridori”, le essenziali e molteplici uscite con il cane, gatto o pesce, le spese a singhiozzo perché “il prosciutto lo mangerò fresco, almeno quello!”.

Oltre all’ansia giustificata da virus e da clausura, c’era man mano una domanda che mi veniva posta molto spesso (poiché, se uno viaggia tanto, si presume sappia tutto, anche di quello che deciderà l’Europa e il mondo). È come se chiedessi al mio fruttivendolo come saranno i raccolti quest’anno in Argentina.

Sono sicuro che ognuno di voi abbia amici e conoscenti che fanno le domande più disparate, rispetto al lavoro che svolgete. Comunque, la domanda che dopo un mese di lockdown ha cominciato ad affiorare più spesso, è stata: “Ma dove vado in vacanza?”. Allora, sei già fortunato/a se, in un periodo come questo, hai la possibilità anche solo di pensare di andare in vacanza.

Sono felice per chiunque abbia l’opportunità di “andare via” un po’ di giorni, direi che dopo questo periodo ce la meritiamo tutti un’uscita al mare o in montagna. Dove andiamo?

Dalla mia amica del negozio di generi alimentari, che a maggio mi chiedeva se i primi di giugno sarebbe riuscita ad andare in Grecia, ai miei amici con voli comprati su New York, a quelli con appartamento prenotato a Vienna, ho risposto che sì, io, maniaco del mondo, quello che non fa una vacanza in Italia da secoli, starò in Italia. Perchè?

Ho riscoperto la mia Italianità. Se non altro il lockdown da virus è servito a qualcosa e spero non solo a me. Ho visto un Paese di grandi persone, ammetto che non me lo aspettavo. Rispetto, coraggio, forza e amore. Siamo stati i primi a chiudere e i primi a cercare di riaprire e, con cautela, a dire al resto del mondo che eravamo pronti ad accogliere tutti di nuovo. Pronti ad accogliere tutti, noi.

Fiduciosi che molte altre nazioni dicessero: ”Evviva! Appena apriremo anche noi, sarete i benvenuti! ”. Un cavolo. Capisco la paura, d’altra parte siamo stati uno dei Paesi più colpiti (uso il passato prossimo perchè l’ottimismo mi fa pensare che tutto è “stato”) ma alcune reazioni “straniere” hanno scatenato in me quel lato patriottico che non sapevo di avere. Ho notato che questa rivelazione l’hanno avuta in tanti e addirittura più di qualche amico ha cancellato (visti gli accordi) la propria vacanza all’estero e ha deciso di restare in Italia.

Per qualche strana ragione mi sono venute in mente le nostre spiagge affollate degli anni 60, le Fiat 500 e 600, la Lambretta e la Vespa, il Twist, “Abbronzatissima”, le famiglie numerose riunite sotto gli ombrelloni, i pic-nic in pineta o in riva ai laghi di montagna.

Costumi interi o due pezzi a vita alta, che coprivano l’ombelico su bellezze mediterranee da vite sottilissime e fianchi mozzafiato. Uomini abbronzati e sempre pronti ad apprezzare, con la loro sigaretta e il loro ciuffo, le bellezze nostrane. I miei ricordi mi portano a quando si partiva per le vacanze ad agosto. Le ultime cose stirate la mattina presto dalla mamma, instancabile, mentre l’uomo di casa si preparava a dover giocare a Tetris con il portabagagli e tutto lo spazio disponibile all’interno dell’autovettura. Valigie, borse e borsette che arrivavano quando lui era convinto di aver incastrato l’ultimo pezzo e, alla fine, sì, anche moglie e figli con gatto e canarino che viaggiava con la sua gabbietta sulle gambe di qualcuno.

Così, con i ricordi, ho cominciato a pensare alle mie vacanze in Puglia, al Salento, alle friselle e i pomodorini freschi, a quel viaggio a Taormina, i suoi colori e, tra le tante prelibatezze, alla granita siciliana. Alla Sardegna e i “nostri” Caraibi, alla nduja calabrese, al fatto che vado matto anche per la gassosa al caffè, alla mia pizza margherita che solo a Napoli ha “quel sapore” e al caffè migliore del mondo, bevuto guardando il Vesuvio. Ai colli Toscani e a Viareggio, come in “Sapore di sale, sapore di mare”, all’Umbria e a Spello, le feste in Romagna, le serate a Trastevere con un buon piatto di bucatini e i laghi, quel giro a Portofino e le Dolomiti, con un panorama invidiato dal mondo. Venezia, un giro in gondola tra i canali di sera. Verona e un saluto a Romeo e Giulietta.

Non basterebbe una vita per elencare ogni luogo magico in Italia e a volte ci si rende conto di aver guardato e sognato troppo spesso di là del nostro mare e dei nostri monti. Che sia questa l’occasione perchè ci si unisca tutti e s’invitino tutti gli Italiani a girare da Nord a Sud da Est a Ovest, consapevoli di essere più che mai un Popolo Unito in un Paradiso Terrestre.