Informazione e Informatica ovvero Banche e Basi Dati

UN PO’ DI STORIA

Sono passati circa 340 anni da quando il giovane francese diciannovenne Blaise Pascal (1623 – 1682) inventava l’antenato del computer, cui fu poi dato nome “Pascalina”, idea sortita da una mente geniale finalizzata unicamente ad aiutare il padre, esattore di tasse, a svolgere velocemente e con massima precisione i complessi calcoli procedurali che la sua professione necessitava, e in tempi rapidi.

Pascalina

Se in un fantascientifico viaggio nel futuro il grande filosofo-matematico inventore illuminista fosse stato catapultato nel nostro tempo e aggiornato sui progressi della sua invenzione, la sua lucidità scientifica, per quanto avanguardistica, vacillerebbe non poco fino al crollo in presenza di concetti fin troppo illuminati anche per lui, quali: dati, elaborazione, bit, byte, kilobytes, megabytes, gigabytes, terabyte memorizzazione, hard disk, hardware, software, firmware, middleware, funzioni, moduli, programmi, files, tabelle, basi dati, banche dati.

Ed è meglio fermarsi qui, perchè il nostro ospite anti-oscurantista sarebbe già svenuto da un pezzo e mai avrebbe retto il colpo su argomenti ancor più evoluti come: internet, web, email, newsgroups, siti, portali, blogs, social networks, facebook, twitter instagram, e via discorrendo.

Eppure è lui il Capostipite di questa rivoluzione tecnologica, perché all’inizio della menzionata catena (dati, elaborazione, etc.) c’è proprio lui, con la sua “Pascalina”, il primo embrione di computer meccanico in grado di svolgere le quattro operazioni fondamentali, di accumulare risultati tenendo conto dei riporti, soppiantando l’abaco: una vera e propria elaborazione, una macchina che “conta” in tutti i sensi. Non a caso il professor Niklaus Wirt del Politecnico di Zurigo denominò appunto “Pascal”, il rivoluzionario linguaggio di programmazione strutturata, da lui progettato all’inizio degli anni Settanta e che, da allora, ha conosciuto una rapida diffusione per chiarezza, semplicità e la polivalenza di un impiego in una vasta gamma di settori applicativi: scientifico, economico, amministrativo.

I DATI

Ma rientriamo subito nel tema, fulcro di tutta la tecnologia informativa e informatica di fine secondo e inizio terzo millennio: il trattamento dell’informazione, la trasformazione, la collezione di notizie e la loro promozione, dopo le dovute epurazioni, a informazioni, poi a dati elementari, infine a insiemi organici e organizzati: le cosiddette “basi dati”, meglio conosciute come “Databases”.

Ma cos’è un dato? senza perdersi in tediose digressioni semantico-filosofiche, partiamo da un esempio: il triangolo rettangolo ha tre lati e tre angoli, di cui uno retto. Queste sono informazioni che qualificano una figura geometrica specifica.

Ma il grande Pitagora (Samo, tra il 580 a.C. e il 570 a.C. – Metaponto, 495 a.C. circa) stabilì una regola, annoverata poi come il famoso teorema che porta il suo nome, e arriviamo al punto: questa figura geometrica si trasforma pur rimanendo immutata, i suoi “lati” diventano “dati” col nome di “cateti” e “ipotenusa”, governati da un “algoritmo” che permette di ricavare il valore di uno conoscendo gli altri due. L’elaborazione del teorema di Pitagora permette di misurare l’altezza dell’Everest senza salirci su: è sufficiente un bastone, magari lungo un metro, e il sole. Tutto questo per dire come il dato assume rilevanza primaria rispetto alla semplice informazione, della quale si è nutrito per assumere il giusto ruolo e importanza, ancorché valore economico.

LE BASI DATI e le BANCHE DATI

Recita Wikipedia: “Il termine base dati o banca dati indica un insieme di archivi collegati secondo un particolare modello logico (relazionale, gerarchico, reticolare, etc.) e in modo tale da consentire la gestione dei dati stessi (inserimento, ricerca, cancellazione ed aggiornamento) da parte di particolari applicazioni software dedicate. Nei database i dati vengono suddivisi per argomenti (tabelle), e poi tali argomenti vengono suddivisi per categorie (campi o colonne)”.

Bella spiegazione, a parte una piccola imprecisione, è chiara, sintetica e indiscutibile, ma… per chi? per gli “addetti ai lavori”, i cosiddetti informatici, figure professionali dietro le quinte di tutte le soluzioni tecnologiche (e danni) a vari livelli, non certo per i comuni mortali, che ricordano di aver sentito tale bisillabo quando qualcuno chiede loro le generalità (“dammi i tuoi dati”, oppure su un modulo “compilare i dati anagrafici”), o, peggio, nella dichiarazione dei redditi.

Il solerte volontario wikipedista, forse per semplificare, ha accomunato due concetti distinti: Basi Dati e Banche Dati, che, vedremo presto, non sono la stessa cosa. Chiederemo soccorso al solito esempio chiarificatore: voglio acquistare un cellulare, ne voglio uno buono e al minor prezzo possibile. Come? interrogando una “Banca Dati” tecnologica nella categoria “Cellulari”. La banca dati sarà organizzata per Categorie (Cellulari, Macchine Fotografiche, Computers, etc.), tipologia nell’ambito della categoria (Cellulari, Smartphone, Iphone, etc.), Marca, Modello, Codice, Prezzo Unitario. Ecco spiegato il significato di Banca Dati: un insieme di dati “di valore”, che può avere rilievo per un business, per la didattica, per il commercio, per l’arte, e via discorrendo. Una Banca Dati esiste sulla carta, in astratto, è un’idea, in definitiva un SISTEMA INFORMATIVO, rivolto a un’utenza appropriata, esattamente come la “banca” è un deposito di valori conservati per gli utenti/clienti della stessa. Anche la gloriosa “Guida Monaci”, le “Pagine Bianche”, costituiscono banche dati, che siano esse di carta, che siano elettroniche: la sostanza dei dati è indipendente dal supporto ove essi alloggiano.

Chiarito il concetto di Banca Dati, quale “insieme di dati astratti organizzati”, passiamo al concetto più spartano di Base Dati. Così passiamo dal Sistema Informativo al Sistema Informatico: i dati devono essere opportunamente strutturati e alloggiati in archivi fisici e ivi memorizzati per essere “trattati” in seguito. Una base dati non necessariamente diventa una banca dati: ad esempio una transazione Bancomat scriverà informazioni quali numero carta, codice conto corrente, banca d’appartenenza, importo prelevato su una base dati contabile, il cui contenuto non è consultabile da alcuno che non sia un funzionario bancario o l’utente stesso. Tecnici informatici di alto profilo avranno predisposto funzioni informatiche che tengano aggiornato il conto corrente di ciascun correntista e accolgano movimenti di denaro in entrata e permettano movimenti in uscita senza perderne traccia e secondo regole ben precise (es. nei limiti del fido).

Conclusioni

Una Banca Dati poggia sempre su una (o più di una) Base Dati, non è mai vero il contrario, se non sconfinando su altri concetti più sofisticati, avulsi comunque da questo contesto. Tutti i concetti informativi e informatici (e statistici) orbitano intorno ai dati ed alla loro manipolazione ed elaborazione. Anche un quotidiano elettronico (es. uno a caso, Il Giornale delle Buone Notizie), che può essere considerato una Banca Dati, necessita di una Base Dati, ove alloggiare tecnicamente, e in maniera organica, notizie, articoli, eventi e persone. I dati, semplificando al massimo, saranno verosimilmente gli articoli, le pagine, la data di pubblicazione, le categorie, l’ubicazione territoriale, la lingua, la tipologia d’informazione, la categoria d’appartenenza, le anagrafiche del personale, dei fornitori, dei clienti, degli sponsor e… credo non finiscano mai.

Nel prossimo articolo parleremo dell’archiviazione dei dati, degli strumenti e dei sistemi di manipolazione dei dati, i cosiddetti DBMS (Data Base Management System), del linguaggio d’interrogazione, delle applicazioni, quindi delle problematiche a contorno.

Vincent

Scrittore, Musicista, Informatico