La meditazione culinaria

Quando due settimane fa ho letto l’articolo La meditazione: una disciplina antica come il mondo ho avuto subito un flash sulla mia esperienza meditativa.

Quando pratico frequentemente meditazione, corpo, mente e spirito navigano in quelle frequenze leggere e si librano nell’aria, lasciando quella sensazione di benessere nel corpo e nello spirito.
MA, sì c’è un ma altrimenti non starei qui a scrivere, quelle sensazioni rischiano sempre di rimanere isolate in quei frangenti o nelle ore successive alla meditazione, per poi lasciarmi travolgere dalle onde del mare della quotidianità.

La pratica meditativa invece serve a portare consapevolezza e connessione con noi stessi e renderci più centrati nelle situazioni quotidiane.

C’è un’attività quotidiana che faccio che mi riporta in questa dimensione speciale: senza pensieri, senza interferenze e riequilibrando corpo, mente e spirito.
La meditazione culinaria.

Questo tipo di connessione lo ritrovo in molte attività che richiedono uno sforzo fisico al minimo, ma che apportano molto benessere anche fisico: dal giardinaggio, alla lavorazione della creta o all’arte terapia in generale, tutte quelle attività che mi sgomberano la mente e riescono a centrarmi mentalmente attraverso il fisico.

Ma la cucina… la cucina riesce a placare tutto. A dare quel quid in più rispetto a tutto il resto.

Sarà che #cookingiscaring per me, e quindi tutto ciò che cucino è doppiamente un prendersi cura di sé, nella pratica del cucinare prima, ma anche in ciò che mangiamo poi che alimenta, fisicamente e spiritualmente, il nostro corpo.

E così la preparazione degli ingredienti diventa una vera e propria attività meditativa.
Lavare, pelare e soprattutto tagliuzzare gli ingredienti diventano la fase iniziale della mia meditazione.
Quella che regola il respiro e ti fa allineare con il tuo corpo.

Tagliare le verdure per me è un vero e proprio piacere.
Mio fratello, natali addietro, mi regalò uno strumento di quelli “15 tagli in uno” stupendo.
L’avrò usato un paio di volte, scusa fratellone, perché mi toglieva tutto il piacere di questa pratica.
Perché senza respiro iniziale non c’è meditazione.

E allora, tagliare a listarelle diventa un inspira per lungo, tagliare a dadini è un “trattieni il respiro” e raccogliere il risultato del taglio con il coltello è un liberatorio “espiiiiira”.

E così, preparare e cucinare gli ingredienti che faranno parte della mia cena, e di me e della mia energia una volta mangiati, diventa la mia bolla meditativa quotidiana, quella pratica meditativa messa in pratica, dove esternamente può succedere tutto, ma stoicamente nulla mi può intaccare.
Mi puoi parlare, ma la voce mi passerà attraverso, perché corpo, mente e spirito son altrove, son concentrati a meditare portando nell’azione pratica quel senso di pace che solo la meditazione sa dare.

L’azione e la meditazione diventano un tutt’uno amplificando i benefici dell’una, con la pratica dell’altra.

“Serenità è quando ciò che dici, ciò che pensi, ciò che fai, sono in perfetta armonia.”

Mahatma Gandhi

E se è quando siamo in armonia con il tutto che raggiungiamo pace e serenità, quando cucino sono felice il doppio.

Sarà questo il segreto per il sapore dei miei piatti?

Alessandra Collodel