La Solidarietà Umana

Un tempo il mondo era popolato dagli egoisti e dagli altruisti, ma essendo costoro mescolati era difficile separare gli uni dagli altri. I primi, furbi e intraprendenti, sfruttavano la bontà dei secondi a loro vantaggio senza mai ricambiare, tuttavia sostenendo che erano altrettanto indispensabili nella società.

Gli altruisti, a loro volta, non sopportavano più la situazione che si era creata e volevano ribellarsi. Così si trincerarono nella loro protesta e decisero di non fare favori più a nessuno, almeno finchè il mondo non si fosse liberato degli egoisti.

Fu allora che entrambi consultarono un saggio eremita che non era nè altruista nè egoista, ma autosufficiente. Costui passava la maggior parte del tempo a meditare. Chiese dunque agli altruisti di indossare una camicia gialla e agli egoisti una camicia blu invitando entrambi a sottoporsi a una prova di sopravvivenza.

Entrambi accettarono, offrendo una rappresentanza di due gruppi di otto persone ciascuno. Il vecchio saggio portò i due gruppi in un grande monastero e li piazzò ciascuno in due grandi sale, una a est, l’altra a ovest dell’edificio. Un lungo tavolo, largo due metri e più, divideva ogni sala in due. Chiese a tutti di disporsi su due file lungo ciascun tavolo, l’uno di fronte all’altro, gli altruisti in camicia gialla nella sala est e gli egoisti in camicia blu nella sala ovest.

Sarebbero rimasti rinchiusi per un massimo di cinque giorni, il limite di sopravvivenza umana.

Il primo giorno il saggio eremita portò il rancio alla tavola degli egoisti così pure alla tavola degli altruisti, che consisteva in una ciotola di fagioli. Ogni ciotola veniva avvitata al tavolo e chiusa con un lucchetto, del quale solo lui  aveva la chiave.

Ognuno fu legato con una corda al collo che scendeva diagonale dall’angolo della parete posteriore con il soffitto; così pure i polsi legati alla stessa corda all’altezza del collo in maniera tale da limitarne i movimenti: ognuno poteva alzarsi, andare indietro un metro, fino alla parete, ma non poteva avanzare  oltre il bordo antistante la tavola, nè poteva avvicinare la bocca alla ciotola.

Le mani si fermavano vicino la ciotola e non potevano andare nè avanti, nè verso il basso: insomma era impossibile mangiare con le mani o con la bocca dentro la ciotola.

Dopo aver riempito le ciotole, il vecchio saggio portò le posate: due cucchiai a persona, ma con un manico lungo 3 metri, appeso e ben fissato al soffitto da una cordicella robusta che ne permetteva una breve  discesa fino al tavolo. Le posate erano di legno durissimo, non potevano essere spezzate con la sola forza delle braccia, né strappate dalla corda, ben fissata a un gancio a chiusura automatica. Quindi solo con i cucchiai ognuno poteva pescare i fagioli all’interno della ciotola, ma i cucchiai una volta riempiti di fagioli dalla ciotola, non potevano essere avvicinati alla bocca: i manici urtavano comunque contro il soffitto qualche centimetro prima di raggiungere la bocca, anche inclinandoli: la corsa della corda cui erano appese era troppo breve..

Gli egoisti si trovarono subito in difficoltà: ognuno cercava di avvicinare la bocca alla ciotola, tirava fuori la lingua, cercava di lanciare i fagioli come poteva con i cucchiai dal basso verso la loro bocca, ma la maggior parte si disperdevano e cadevano sul tavolo o per terra. Ben presto gli egoisti riuscirono a svuotare le proprie ciotole senza però riuscire a nutrirsi, se non di qualche fagiolo “vagante” per l’aria, e la fame aumentava.

Ma cosa succedeva nella stanza degli altruisti? ebbene, costoro riuscivano a mangiare tranquillamente e bene. Ma come? Presto detto: dopo aver sollevato il cibo con un cucchiaio fuori della ciotola, lo dirigevano con entrambe le mani, anche se legate, verso il compagno di fronte, entrambi retrocedendo verso la parete posteriore affinchè la lunghezza dei manici non impedisse all’uno di avvicinare il cibo alla bocca dell’altro di fronte, il quale, al suo turno, ricambiava la cortesia allo stesso modo.

Quando gli egoisti, allo stremo, decisero di arrendersi al terzo giorno, perchè non trovavano una soluzione per sfamarsi, ammettendo la propria incapacità nel governare la situazione, solo allora il vecchio saggio decise di mescolare i gruppi, scambiando una fila di camicie gialle dell’ala est con la corrispondente fila di camicie blu dell’ala ovest. E non potevano barare: ogni qual volta l’altruista di fronte porgeva il cucchiaio pieno di fagioli, l’egoista dalla parte opposta doveva ricambiare la cortesia per potere continuare a mangiare a sua volta.

Fu solo così che gli egoisti riuscirono a capire l’importanza della solidarietà umana che non lascia spazio all’egoismo in condizioni estreme, e come sia indispensabile aiutarsi a vicenda se si vuole sopravvivere nelle circostanze più difficili, come quella artificiale che avevano appena vissuto. Gli altruisti non possono lasciarsi fregare per sempre. Non è sempre vero che “chi fa da se fa per tre”, o “aiutati che Dio ti aiuta”, ma piuttosto: “Aiuta e sarai aiutato”.

Vincent

Scrittore, Musicista, Informatico

Tratto dal racconto n. 7 del mio primo libro “Le Favole di Vincent”