Specchio rotto

Le gocce di pioggia bombardano la finestra. Dentro la camera da letto dell’ospedale, chatto in silenzio con Jimmy. Ha un cancro negli ultimi stadi e non può più sentirmi. Guardo fuori la pioggia e mi chiedo se tutto questo non sia solo parte di un film.

Perché piove sempre, o è freddo e grigio quando siamo tristi? La verità è che piove: il grigio e il freddo sono nella nostra anima e l’ambiente riflette solo ciò che è dentro di noi.

A proposito, ho dimenticato di presentarmi. Mi chiamo Johnny e Jimmy è il mio fratello gemello. È il mio specchio, ove vedo me stesso con questa malattia diabolica. Dall’altra parte, Jimmy vede in me un riflesso della salute che ha perso. Ho la strana sensazione di guardare il ritratto di Dorian Gray, ma lì davanti a me non è raffigurata la mia anima, ma mio fratello che se ne sta andando.

All’inizio della malattia, Jim era ottimista, mentre io mi stavo contorcendo dal dolore. Quando avvertì i primi sintomi che qualcosa nel suo corpo non andava, andammo dal dottore il quale, dopo alcuni esami preliminari, ci mandò da un oncologo. Vedendoci insieme, quest’ultimo ha suggerito che avrei dovuto fare degli esami preliminari, poiché essendo esternamente così simili, non sarebbe sorpreso se internamente i nostri corpi lavorassero allo stesso modo.

Certo, era solo un modo per allentare la tensione che ci coinvolgeva, ma trovandomi lì, e per dare supporto a mio fratello, lo seguii nella lunga serie di esami e consultazioni che seguirono. Ma i disegni di Dio sono misteriosi e a Jimmy è stato diagnosticato un cancro allo stomaco già con metastasi mentre io ero completamente pulito. Il dottore gli suggerì di fare la chemioterapia, più come un palliativo che come una cura, e Jimmy lo abbracciò come un naufrago che afferra tutto ciò che galleggia.

Inseparabile come sempre, ho seguito passo dopo passo la sua malattia. Ho visto, a causa della chemio, che i suoi capelli cadevano. Arrivato a casa, guardando lo specchio, mi son passato la mano tra i capelli. L’ho visto scomparire nei suoi vestiti e mi sono pesato sulla bilancia per vedere quanti chili avessi ancora, quasi pensando, in uno spasmo di coscienza, che avrei potuto condividere con lui il mio peso.

Nel trascorrere della sua malattia, Jimmy pensò che fosse un modo per pagare gli errori commessi da  entrambi.

“Non è giusto. Ed io allora, qual è la mia penitenza?” – gli chiesi in quel momento, in tono scherzoso, per farlo sorridere.

“Ok, se vuoi una penitenza l’avrai anche tu. La tua penitenza sarà camminare in questo mondo come uno specchio rotto, senza riflesso” – disse ridendomi in faccia, ed io insieme a lui.

Lui aveva ragione. Ero il suo riflesso, mentre lui, lì, in quel momento, era l’immagine di entrambi.

Ora, alla fine, è lui che piange mentre lo consolo con una forza che non ho.

Mentre poteva ancora parlare, abbiamo condiviso i ricordi del passato. Abbiamo rievocato ricordi delle tante volte che da adolescenti ci siamo scambiati le ragazze senza che loro se ne accorgessero, o più tardi, da adulti, quando al lavoro abbiamo preso il posto l’uno dell’altro per un giorno, solo per vedere la reazione dei nostri colleghi. Facevamo la stessa professione e  lavoravamo nella stessa azienda, anche se in diversi reparti. Eravamo gemelli perfetti. Solo noi sapevamo chi era chi. Perfino i nostri genitori, cui Dio ha dato il potere di conoscere i loro figli meglio di chiunque altro, non erano in grado di distinguerci. Anche le nostre decisioni sono state prese insieme. Sembravamo gemelli siamesi, ma invece di essere collegati dal corpo eravamo collegati dall’anima. Non sposammo le stesse donne, ma quando arrivò il momento, ci chiedemmo l’un l’altro un tacito consenso delle nostre scelte.

La malattia stava peggiorando, e poi quello che pensavo fosse impossibile accadere è successo. Ho pregato intimamente affinché se ne andasse. Non potevo vederlo soffrire così. In quei giorni interminabili io ero lui e stavo vivendo tutte le sue pene. I miei pensieri erano confusi. Una volta stavo pregando per un miracolo che sapevo non sarebbe mai arrivato. Perché pregare dunque? Un’altra volta stavo chiedendo una fine rapida, ma allo stesso tempo pensavo egoisticamente a cosa sarebbe rimasto di me.

Jimmy, ora, non ha quasi coscienza e sto guardando un guscio vuoto. Cerco la sua anima per discutere i nostri problemi, ma poi mi rendo conto che sono tutto solo. Da ieri è in coma e il dottore ha cominciato a preparare la famiglia all’inevitabile. Sono muto e, come lui, anche in coma. Parlo con Jimmy. Chiedo le sue opinioni alle cose più banali, come quello che andremo a mangiare a cena o quale abito è meglio indossare oggi. Non c’è risposta. Dalla nostra dualità devo scoprire la mia individualità.

* * *

Oggi abbiamo seppellito Jimmy. Se n’è andato lentamente, in una giornata di sole, mentre stavo tenendo la sua mano. Ero presente alla sua morte e ho insistito per essere al suo fianco. In quegli ultimi momenti l’ho liberato da me stesso e gli ho detto di andare in pace. O era il contrario?

Dopo la sepoltura,  giunto a casa e ho visto mi vedevo ancora in ospedale. Non ero in grado di disimballarlo da quando lui era sparito, come là, fra quelle poche cose. Ma ora più che mai avevo bisogno di sentire Jimmy un’ultima volta, mentre stringevo ogni pezzo di stoffa prima di riporlo. Ho riposto  il resto delle cose e ho guardato in fondo alla valigia. Ero rimasto bloccato davanti a una busta indirizzata a me. L’ho aperta,  visto una sua foto, ho sentito la pace, sono caduto sul pavimento. C’era anche una nota:

“Fratello amato, stai in pace, sei libero dalla tua penitenza, con l’amore eterno, Jimmy”

Ho sorriso e ho iniziato a raccogliere i pezzi del mio riflesso su uno specchio rotto.

Fernanda Martins

Scrittrice, Giornalista

Fernanda Martins è brasiliana e abita nei Paesi Bassi. Laureata in giornalismo a São Luís (Maranhão, Brasile), le piace leggere, scrivere, viaggiare. Adora l’Italia. La sua lingua madre è il Portoghese ma lei scrive anche in Inglese. Parla Inglese, Italiano, Olandese, Francese e Spagnolo. Ha iniziato a scrivere “seriamente”, come le piace dire, alcuni anni fa, dopo aver seguito un corso di Creative Writing in inglese in Italia. Ha pubblicato alcuni racconti in lingua olandese e inglese, nonché taluni testi giornalistici per una fanzine periodica portoghese su Tex Willer.
Ha scritto fino ad ora 15 racconti e sta lavorando al suo primo romanzo, “Il Giardino di Dio”, di prossima pubblicazione.
Specchio Rotto, titolo originale Broken Mirror, tradotto e riveduto da Vincenzo Pisano, è il primo racconto pubblicato in italiano.