Battaglia virale
Giuseppe De Donno

Ci sono voluti mesi prima che la cosa prendesse la giusta via, ma quando finalmente l’Ospedale “San Matteo” di Pavia doveva diventare, per meriti ed esperienza, principal investigator (capofila del progetto) per l’utilizzo del plasma iperimmune nella lotta contro il temibile Covid-19, è stato deciso di saltare a piè pari chi ne aveva tuti i diritti e rigirare il tutto a Pisa. Motivo: impossibile da sapere, ma tant’è. Il tutto a discapito del professor Giuseppe De Donno – primo medico a prendere in considerazione questo tipo di terapia per combattere questa pandemia – che si è battuto come un leone contro una miriade di scettici e di pastoie burocratico/scientifiche. Comunque qualcosa si è mosso a livello mondiale e questa terapia, che sta dando risultati incredibili anche a infezione in stadio avanzato, comincia ad essere non solo presa in considerazione, ma sperimentata in tutto il mondo.

E’ il bombardamento mediatico che ci sta annichilendo, il Covid-19 tiene banco da mesi così come stanno sulla cresta dell’onda esperti e controesperti, virologi, medici, politici, presidenti e gente dello spettacolo. E tantissimi saltimbanchi delle fake-news, che sarebbe ora di chiamare con i loro nomi: quello elegante di “Notizie false” e quello assai meno elegante e forse dialettale, ma di sicuro più concreto, di “Bufale mediatiche”.

Virus Covid-9

Quando si è diffusa la notizia dell’epidemia di SARS-Cov-2, l’ormai arcinoto Covid-19, sembrava che tutto dovesse finire come una semplice influenza proveniente dalla solita Cina: una settimana a letto, qualche antipiretico e buonanotte. Le cose sono andate via via complicanosi e i Cinesi di casa nostra sono entrati nel mirino dell’opinione pubblica, mentre i nostri politici si sono affannati e affrettati a negare ogni evidenza.

Facciamo un salto di qualche settimana ed eccoci all’allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: è pandemia! Solo questa parola, che in effetti significa esclusivamente una diffusione globale di un qualsiasi agente patogeno, ha scatenato la prima crisi psicotica di massa: per moltissimi era arrivato l’Armageddon e l’ordine di bombardamento mediatico è partito da tutte le regìe giornalistiche. Per non parlare poi dei vari blogger, influencer, creatori di false informazioni e alla via così.

Tra una notizia e l’altra che, in ogni caso, davano una sensazione di assoluto allarme, siamo arrivati alla dichiarazione di quarantena. Tutti a casa, niente contatti promiscui, mascherine e una collezione di autocertificazioni una – permettetelo – più improponibile dell’altra. Ma tant’è e si è andati avanti.

E poi ecco gli esperti: prima i poltronari del Governo, poi i medici e infine gli unici che dovevano parlare fin dall’inizio, cioè i virologi. Sembrava finalmente che stesse per arrivare la parola definitiva su questo virus e la sua azione a volte nefasta, a volte solo fastidiosa, a volte totalmente asintomatica. Ed ecco il secondo bombardamento mediatico grazie al quale giornali e TV hanno continuato a intingere il pane nel sangue, del resto la notizia c’è e le tre “Esse” del giornalismo non tradiscono mai (Sangue, Sesso e Sport).

Medicinali usati da sempre per combattere la normale Influenza o altre malattie ben conosciute hanno iniziato a fare capolino e breccia in noi gente comune. Intanto la parola “vaccino” serpeggiava sorniona senza però mettersi in prima fila: ci vuole tempo per creare un vaccino, tanto tempo, molto denaro, grandi investimenti da parte dei grandi gruppi farmaceutici, test e controtest, autorizzazioni sanitarie e politiche e chi più ne ha più ne metta. Ma esistono altre possibilità per combattere un nemico ben riconosciuto ma incredibilmente subdolo come un virus: gli anticorpi che si sviluppano normalmente quando un organismo viene infettato.

Ed eccola qui una soluzione rapida, una prassi conosciuta da tempo: l’utilizzo di plasma ricavato dal sangue di persone guarite dalla malattia. E arriviamo al prof. Giuseppe De Donno, primario pneumologo dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova, il quale con le varie equipe ospedaliere ha utilizzato il “plasma iperimmune” estratto dal sangue di pazienti guariti dal Covid-19 e che non presentano più alcuna seppure minima contaminazione da parte di questo patogeno. La terapia funziona, eccome se funziona, anche su persone con la malattia in stato avanzato, se non addirittura al limite delle speranze. Agli inizi la notizia si diffonde lentamente, poi si attiva il turbo e si scatena il solito inferno mediatico e, cosa assai grave, prende vigore la guerra interna tra scienziati: per il virologo Burioni (sempre in TV e scelto dal Governo come suo esperto), la terapia col plasma iperimmune è poco più di un filtro da streghe. Il prof. De Donno non ci sta e risponde per le rime, presentando tra l’altro le infinite richieste da parte degli altri Paesi europei ed extra-europei che vogliono sapere della sua/non sua terapia e che, una volta sperimentata, hanno avuto risultati a dir poco eccezionali.

Scendere nel campo scientifico è compito da lasciare agli esperti, ma il diritto ad avere risposte equilibrate e sufficientemente esaustive è tutto nostro. Quindi, alla luce dei fatti più aderenti alla realtà scientifica, possiamo concludere che: il vaccino,se verrà prodotto e la Società farmaceutica che per prima riuscirà a immeterlo sul mercato avrà fatto un Bingo multimiliardario (come la Pfizer lo fece col Viagra, tanto per capirci) ma a quanto pare ci vorrà non meno di un anno se non due (il “se” è obbligatorio per una semplice considerazione; avete notizie di un vaccino contro l’AIDS? No, propriono). Ci sono poi alcuni farmaci come l’idrossiclorochina e la clorochina e poi il cortisone unito all’eparina hanno dato buoni risultati sui sintomi, altri farmaci in grado di ridurre se non eliminare i sintomi sono tra gli altri il Remdesivir, il Tocilizumab e altri infiammatori. E poi c’è il plasma iperimmune che ha due potenti armi a sua disposizione: la prima è che fino a prova contraria – che ancora non c’è stata – funziona, la seconda è che al Sistema Sanitario Nazionale verrebbe a costare la spaventosa cifra di poco più di ottanta euro a sacca.

E qui il tarlo del pensar male, che è sbagliato ma spesso si indovina (Giulio Andreotti docet), comincia a rosicchiare le meningi: un’ottantina di euro per guarire – costo di una sacca di plasma circa ottantadue euro. La terapia più lunga, per ora dura al massimo tre giorni – contro i milioni di euro da guadagnare grazie al vaccino, che potrebbe essere realizzato, da chi arriva per primo. I giganti farmaceutici sono terrorizzati da una simile evenienza e si è subito parlato di Plasma Sintetico, quindi nato in laboratorio, al posto di quello “naturale” e, guarda caso, si rientra nell’area del guadagno stratosferico: chiusa una porta si apre un finestrone. Insomma il cattivo odore della speculazione aleggia, ma si spera che il buonsenso e soprattutto il senso di civiltà abbiano il sopravvento.

Occhi aperti, quindi, per non farsi abbindolare dai sempre agguerriti marpioni del denaro.