Sovraccarico cognitivo

È iniziato l’anno nuovo e ho già un senso di nausea.

Non credo siano gli eccessi di abbuffate e pranzi e cene di queste festività.
È un senso di nausea rispetto a qualcosa che mi circonda, mi appartiene e ha preso il possesso di me in queste vacanze, in cui oltre che di cibo, ci abbuffiamo anche di informazioni.

Sì, sono satura di informazioni.

Capita a tutti, no? Mentre siamo in ferie sfogliamo annoiati il nostro bellissimo smartphone, leggendo articoli qui e là, passando tra Facebook, Instagram, i giornali online e i magazine di gossips per ore, se non interi pomeriggi. Ci sentiamo annoiati e spossati per fare qualcos’altro. E allora continuiamo. Accendiamo la TV ed iniziamo a fare zapping tra i canali, insoddisfatti delle informazioni che riceviamo e allora ci buttiamo a capofitto in una nuova serie TV o in un film, che però, continua a intrattenerci in maniera insoddisfacente.

Se capita anche a voi, non preoccupatevi, state sperimentando quello che viene chiamato sovraccarico cognitivo, per meglio dirlo in inglese, information overload.

Siamo talmente abituati a scrollare passivamente gli smartphone che passiamo da una tab all’altra continuando a racimolare informazioni di tutti i tipi e saturandoci sempre di più di cose inutili, di pensieri e forme cognitive di cui non abbiamo bisogno e che, sempre di più, continuano a riempirci fino a… nausearci, proprio come quei pranzi e quelle cene in cui usciamo rotolando e, stanchi, non riusciamo più a far nulla se non vivere passivamente quelle ore di digestione.

Scrolling is the new zapping.

L’abbiamo sempre fatto, con la TV, ma Internet ha potenziato questo meccanismo facendoci accedere contemporaneamente a più fonti di informazioni, a svariati approfondimenti anche dello stesso argomento. Saturandoci sempre di più, non riusciamo più a capire, e a ragionare criticamente, su quello che leggiamo.

Vi gira un po’ la testa? Vi capisco.

Ora vi insegno un metodo che ho imparato negli anni, come mi piaceva definirmi, di “cricetina sulla ruota”. Perché è questo che siamo in fin dei conti in questi casi, dei cricetini che continuano a correre sulla ruota, che corrono corrono corrono e poi stramazzano a terra esausti, sul paglierino.

C’è un modo per uscirne. Concentrandosi sul Qui e ora attraverso esercizi di mindfulness, di concentrazione e meditazione.

Chiudete gli occhi.
Fate un respiro a fondo. E continuate così finché non sentite che tutto intorno e dentro di voi rallenta.
Come sentite dentro di voi che inizia a rallentare, magari continuando a respirare a fondo, fate un metaforico passo indietro.

Infatti quando diventiamo quei cricetini sulla ruota… non siamo pienamente consapevoli di esserlo. Noi corriamo, a destra a sinistra in quella ruotina, e presi dagli eventi continuiamo a correre, scrollare, leggere, passare da un canale all’altro fino ad esaurirci.

Ma fare un passo indietro ci permette di vederci dal di fuori, di vederci cricetini, di prenderne coscienza e di… rallentare. Avete presente una di quelle citazioni che vedete sempre in internet “Se vedi tutto grigio sposta l’elefante” ? Ecco, far un passo indietro significa distanziarsi dal quel grigiume, da quell’elefante… E vederlo!

Ma cosa si fa quando si rallenta?
Tutto quello che non si fa quando si continua a correre.
L’importante è che lo si faccia più lentamente e che si metta più consapevolezza nelle cose che si stanno facendo. Non è tanto importante cosa fare, ma Essere presenti quando lo si fa.

Non c’è una ricetta univoca sul cosa fare che vada bene per tutti. Alcuni potrebbero trarre beneficio passeggiando o camminando in mezzo alla natura, altri potrebbero trovar beneficio leggendo, ascoltando musica, danzando, dipingendo… Chi lo sa.
Si può anche “perdere tempo” e non far niente, che, come dice una mia cara amica, “Non è far niente ma è semplicemente che ti stai rilassando”.

È in questa fase di rallentamento che ci si riappropria del proprio fisico, delle proprie energie, se ne trovano di nuove, si ritrovano vecchi piaceri, o se ne scoprono degli altri che nella continua corsa non si sapeva nemmeno di avere dentro di noi, perché una mente libera scopre lo stupore.

Ci si annoia! Evviva! Anche la noia è un’emozione positiva!
Ci permette di capire cosa non ci piace e in cosa vorremmo indirizzare le nostre energie al meglio. Insomma, se ci annoiamo sappiamo in cosa possiamo cambiare per non annoiarci più!

D’altronde come ci nutriamo di cibo, ci nutriamo anche di tutto ciò che ci circonda, che viviamo, che leggiamo, che respiriamo, che scrolliamo e che, per pigrizia, continuiamo a consumare, non saziandoci, ma nauseandoci.

Sarebbe un bel motivo di orgoglio nutrirsi e non nausearsi.

Significherebbe aver trovato quei “cibi” giusti che soddisfano sia la nostra mente che il nostro cuore.

Alessandra Collodel