DIARI DI VIAGGIO, IL RITIRO BAGAGLI

Quando dopo un viaggio in aereo si sente il tanto amato annuncio: “Signore e Signori abbiamo iniziato la nostra discesa verso l’aeroporto di…”, che il viaggio sia stato breve o lungo, una piccola scarica adrenalinica ci passa lungo la schiena e cominciamo a svegliarci dal sonno e dal torpore da cabina pressurizzata, che equivale, per molti, a sonnifero.

Per quelli che invece non amano molto volare e hanno ascoltato e analizzato ogni singolo rumore e fluttuazione dell’aereo, comincia un po’ d’ansia, sì, chiamiamola ansia. Mi viene in mente un mio amico, peso 100kg, che in fase di atterraggio, dopo urlo da turbolenza, era arrivato a scivolare e incastrarsi sotto il sedile di fronte a lui, cintura di sicurezza sotto le ascelle e maglione talmente arrotolato da scoprire la pancia pelosa tanto da sembrare che avesse volato con il gatto. Un modo come un altro per affrontare un atterraggio.

Nei bellissimi viaggi intercontinentali, per alcuni passeggeri, in business o first class, è il momento di una colazione leggera e rinfrescante e di un caldo buongiorno dall’assistente di volo. In economica, un carrello sulla spalla se siete seduti lato corridoio, un panino o biscotto, generalmente dentro un saccheto di plastica e un goccio d’acqua, caffè o qualsiasi liquido che vi permetta di deglutire la casetta di mattoni che avete appena ingerito.

Il pensiero principale è comunque quello di andare al bagno prima di atterrare e quando decidete di alzarvi, perchè vedete il bagno libero, si alzano, di sicuro, altre tre persone davanti a voi.

Chiaramente, quando siete i prossimi, vi chiedete se la persona in bagno sia morta. Una volta atterrati e scesi dall’aereo, se c’è un controllo documenti, comincia la vera corsa a ostacoli. Persone lente, spettinate, con i pantaloni che sul sedere hanno quell’effetto orribile floscio da: “sì me la sono fatta addosso e pesa”.

Ed ecco che ci avviamo verso il ritiro bagagli. Quel nastro che cominciamo a osservare con le pulsazioni che aumentano mano a mano che non vediamo la nostra compagna di viaggio.

Sì, la nostra valigia, pensata e preparata con tanta cura, scegliendo le scarpe per il giorno, quelle per la sera, camicia o vestitino, magliette chiare, scure e se magari vado a ballare? No, sai già che non andrai perché dopo cena avrai sonno.

Un gubbino se rinfresca (anche se stiamo andando dove ci sono 30 gradi di notte, ma non si sa mai), cappello, pashmina (sempre se rinfresca) e alcune cose che non metti di solito ma porti via e non metterai lo stesso. Questa è la valigia del passeggero medio.

Ci sono poi gli habitué del viaggio, che sanno esattamente cosa, come e quando lo metteranno, divisi già per look e colori e abbondano solo di quel paio di mutande in più, perchè questo è il loro non si sa mai. E per ultimi ma non ultimi, gli amanti dello zaino. I veri avventurieri. Quelli che sono liberi, che se ne fregano, che vedono la vacanza come la vacanza dove il “si sa mai” non esiste. Non si deve pensare, si va e basta. Due magliette, una canottiera, un paio di pantaloni corti addosso e uno nello zaino, sacco a pelo, se sporco lavo e se manca ne farò a meno. Questa è la vera libertà.

Valigia o zaino, bisognerebbe controllare il battito cardiaco delle persone che aspettano e non vedono arrivare il proprio bagaglio. Si guardano le altre persone e a seconda di quante ce ne sono e ritirano la loro valigia, sale l’apprensione. Più passa il tempo e più ti dà fastidio quella che è già andata via con la sua valigia: ”Eh no! È impossibile, ma scherziamo, no dai, i miei vestiti, le scarpe, devo andare a ballare!

Si comincia a sragionare, a guardare quei pochi, che come te, sono ancora lì. Si commenta, si fissa quel nastro che non ci accontenta e nel frattempo arriva la telefonata: “sì, sono arrivato, sto aspettando la valigia ma non so, non la vedo, aspetta, ti chiamo dopo”. Escono delle valigie, guarda, attento, forse è lei, no, non lo è ma dov’è? Non la vedo.

È lei? In fondo, come un miraggio, sì, è lei, rilassata, bella tra le belle che con calma fa la sua apparizione. Fa la sua passerella davanti a tutti, girando tutta in tondo e poi arriva da te. Eri in ansia? Rilassati, ero in aereo, adesso puoi riprendere a respirare e a trascinarmi fino alla prossima meta.

Ah, ricordati che devi andare a ballare.

Andrea Colombera