Nutraceutica III – Rhodiola

Qualche settimana fa abbiamo parlato della curcuma, un superfood dalle spiccate proprietà antiinfiammatorie, antiossidanti, epato- e neuro-protettive.

Rimanendo in tema di nutraceutica, che vi ricordo essere quella scienza nata dalla crasi linguistica ma anche funzionale tra nutrizione e farmaceutica, oggi parleremo della Rhodiola.

La Rhodiola è una pianta erbacea perenne, di cui esistono oltre cento specie diverse.

Si presenta come un arbusto alto circa 40-50 cm che cresce spontaneamente in ambienti rocciosi dal clima gelido. È caratteristico del nord Europa, nord America, Siberia, Tibet e Mongolia.

Tra tutte, le specie che vantano una tradizione d’uso più ampia in ambito terapeutico sono la Rhodiola rosea e la Rhodiola crenulata, di cui la parte utilizzata è la radice.

Il suo impiego è millenario tra le popolazioni siberiane, che utilizzavano il rizoma della Rhodiola come aiuto sia per aumentare la resistenza fisica che per prevenire le sindromi da raffreddamento durante i rigidi inverni asiatici. In Russia rientrava nella composizione di pozioni d’amore per il suo effetto rinvigorente e veniva regalato alle neo-spose come buon auspicio relativamente alla salute dei figli che sarebbero venuti.

L’occidente la sconosceva fino al secolo scorso, quando è diventata popolare e studiatissima.

La radice di Rhodiola contiene svariati componenti chimici, ma i principi attivi più importanti, da cui dipende l’attività terapeutica, sono la rosavina e il salidroside.

Sebbene il meccanismo tramite il quale questi principi attivi agiscono non sia ancora noto, tanto da risultare tuttora oggetto di svariati studi, è ormai assodato che la Rhodiola abbia un elevato potere tonico-adattogeno perché è in grado di interferire con l’asso ipotalamo-ipofisi-surrene, da cui dipende la risposta neuroendocrina allo stress, di ridurre i livelli di cortisolo e aumentare quelli di serotonina e dopamina.

Gli estratti di Rhodiola contribuiscono inoltre alla riduzione della fatica fisica grazie a un miglioramento del metabolismo energetico muscolare e all’azione antiossidante verso i radicali liberi, la cui produzione aumenta a seguito dell’esercizio contribuendo alla sensazione di affaticamento.

Agendo positivamente sui livelli di serotonina (ormone del buonumore) e di dopamina e negativamente su quelli di cortisolo (ormone dello stress), la Rhodiola presenta una buona attività simil-antidepressiva e una modesta attività ansiolitica.

Abbiamo già accennato alla sua potente azione antiossidante a proposito dell’utilizzo che se ne fa nella riduzione della fatica associata a sforzo muscolare: questa azione viene sfruttata anche a livello cardiovascolare, per cui la Rhodiola risulta dotata di proprietà sia cardioprotettiva che vasoprotettiva, oltre a favorire il mantenimento di valori ottimali di pressione arteriosa.

Viste queste caratteristiche, la Rhodiola trova impiego in formulazioni fitoterapiche che vengono adoperate allo scopo di migliorare le prestazioni fisiche e mentali in soggetti sottoposti a periodi di particolare stress, come supporto alle terapie mirate alla cardioprotezione e nel trattamento di sindromi depressive o nei casi in cui si vuole intervenire a supporto del tono dell’umore.

Anche per questa settima dal mio angoletto è tutto.

Alla prossima!

Dr.ssa Claudia Cocuzza

Bibliografia. Anghelescu IG et al. “Stress management and the role of Rhodiola Rosea: a reviw.” Int. J. Psychiatry Clin Pract. 2018/Tao H et al “Rhodiola species: A comprenshive reviw of traditional use, phytochemistry, pharmacology, toxicity, and clinical study” 2019/Hungh Sk et al. “The effectiviness and efficacy of Rhodiola rosea L.: a systematic reviw of randomized clinical trilas” Phytomedicine 2011/Cropley M. et al. “The effects of Rhodiola rosea L. extracts on anxiety, stress, cognition and other mood symptoms”. Phytoter Res. 2015/Edwards D. et al. “Therapeutic effects and safety of Rhodiola rosea extracts” Phytoter Res 2012