La vita è un puzzle

Fin da piccola ho sempre avuto una passione incredibile per i puzzle e le costruzioni in genere. Mi è sempre piaciuto rimettere a posto le cose, al punto che, quando non potevo avere giochi nuovi, smontavo oggetti vari e poi li rimontavo. I miei genitori impazzivano trovandosi poi lampade, radio, e qualsiasi altra cosa avesse viti e ingranaggi, letteralmente in mille pezzi. Pezzi che poi con calma rimettevo al loro posto, cercando di carpirne i segreti.

In salotto poi c’era sempre un quotidiano aperto con sopra un puzzle. Questo fino a quando abbiamo portato a casa la prima Gatta. All’ennesimo pezzo trovato per terra mordicchiato abbiamo dovuto arrenderci e riporre tutte le scatole in un armadio.

Con il passare degli anni altri hobbies ne hanno preso il posto. Ma la passione era rimasta solo sopita. Tra il poco tempo e non avere un posto per farlo ho ricominciato con un puzzle comprato in Giappone nel 2000, ma iniziato quasi dieci anni dopo. Finalmente avevo una casa tutta mia e un tavolo dove potermi appoggiare senza essere d’intralcio a nessuno. Ovviamente i numerosi felini hanno sempre trovato diletto nel cercare di distruggere ogni mio passo avanti nella realizzazione, ma io non demordevo. Più la mia vita sentimentale andava in pezzi, più volevo terminare quel puzzle.

Una volta finito lo lasciai sopra al comò in camera per anni, senza incollarlo. Puntualmente veniva distrutto e puntualmente recuperavo pezzi in giro per la casa. Fino a che finì la mia ennesima relazione. Forse era arrivato il momento davvero di rimettere a posto tutti i pezzi, non solo del puzzle, ma sopratutto in me stessa.

Intanto alcune tessere erano andate perse, altre mordicchiate, altre ancora erano ormai irriconoscibili. Con un po’ di pazienza le ho incollate tutte su di un pannello di legno e ho costruito le mancanti con del cartone. Una maniera molto rudimentale di finirlo, ma uno spaccato di vita incredibile.

il puzzle mordicchiato

È stato lì che mi sono resa conto di quanto fosse importante per me fare puzzle. La testa si svuotava, non esistevano più problemi di alcun tipo. Eravamo solo io e “lui”. Ad ogni tessera messa al suo posto era come se avessi messo a posto anche una parte di me. E più andavo avanti, più mi sentivo meglio, più calma, serena, realizzata.

Da quel giorno di quasi 4 anni fa non ho praticamente più smesso di farne. Ho reso la stanza “gatto free” e cerco di attaccare ogni giorno almeno 3 pezzi. Piccoli gesti che mi riportano ad uno stato di pace interiore incredibile e allo stesso tempo mi danno spunti filosofici non da poco.

Quando fai puzzle, soprattutto quando sono composti da più di 2000 pezzi, ci sono varie strategie di manovra. Chi inizia dal centro, chi dai colori, chi dalle immagini. Io inizio dalla cornice e poi faccio i particolari più riconoscibili: il cielo, il mare, la nave, la persona… dipende dal soggetto. Io devo prima inquadrare le cose, mettere i loro confini, e poi andare ai particolari. Così anche nella vita.

E alla fine arrivo al momento più temuto. Quello di stallo. Hai fatto tutte le parti più facili da riconoscere per colore, hai fatto tutte le figure e ora ti ritrovi con una montagna di pezzi tutti uguali. Non sai più da che parte andare, come muoverti. Prevale la voglia di mollare tutto. Quante volte mi è capitato anche nella vita di tutti i giorni?

La soluzione mi è venuta spontaneamente per caso. Con l’allungarsi delle giornate avevo il sole che mi batteva dritto davanti agli occhi e non riuscivo più a vedere bene i pezzi. Mi sono messa allora nel lato opposto della tavola, dando le spalle alla finestra. Ecco che da un’altra prospettiva tutto è cambiato e di colpo è sembrato più semplice. Ho attaccato un pezzo dopo l’altro in pochi minuti, ho ritrovato la gioia e la voglia di portarlo a termine.

Questo mi ha portato a fare una riflessione. Abbiamo un problema che ci sembra impossibile da risolvere, i pesi della vita sembrano insormontabili, la voglia di mandare tutto a quel paese è ormai predominante. Continuamo ad arrovellarci e a sprofondare in un circolo vizioso senza fine. Quando in realtà la soluzione è più semplice di quanto possiamo pensare.

Cambiare il punto di osservazione.

Anna Bigarello