Dove il tuo cuore risiede è veramente casa

Siamo nei primi anni del ‘900, in Italia.

Quell’Italia nata solo pochi anni prima che lentamente cercava di mostrarsi unita, sebbene le differenze socio-economiche fossero ancora ben radicate.

Il Nord-est era una zona ancora per lo più rurale, dove la forza delle braccia era quanto più veniva richiesto.

In un piccolo paesino del Friuli Venezia Giulia viveva una giovane semplice coppia che stava mettendo su famiglia. Non avevano paura di sporcarsi le mani né di fare lavori faticosi per realizzare quel loro sogno. Lavori che i giovani di oggi nemmeno si immaginano.

E così dal Friuli partirono a piedi con pochi averi impugnando una carriola carica di speranza alla volta della Germania, vicino Düsseldorf. Avete capito bene, Germania.

Qualche anno dopo, nel 1906, ancora in Germania, questa giovane coppia diede alla luce una splendida bambina: la mia bisnonna, Popolina Verardo.

Essendo nata in Germania, automaticamente prese la cittadinanza tedesca e nonostante sei mesi dopo la nascita ritornò con la sua famiglia nel paese di origine, non acquisì mai la cittadinanza italiana, probabilmente per qualche errore burocratico. Basti pensare che il comune di residenza italiano ricevette il certificato di nascita tedesco ben 21 anni dopo la sua nascita.

Errore che comunque fu la sua fortuna anni dopo. 

La mia bisnonna si sposò ed ebbe 4 figli. Una di queste è la mia nonna paterna.

Era il 1954 quando un cugino della mia bisnonna, che viveva in Ohio, in visita in Italia le disse che stavano cercando lavoratori e avrebbe avuto possibilità di trasferirsi negli Stati Uniti sotto la “quota della Germania dell’Ovest” che aveva più possibilità di quella italiana. Una serie di vicissitudini familiari portarono i miei bisnonni a valutare questa ipotesi che si concretizzò l’anno successivo.

I miei bisnonni partirono il 15 febbraio 1955 con la Cristoforo Colombo dal porto di Genova direzione New York.

I sentimenti erano contrastanti: la gioia della nuova opportunità era velata dalla malinconia di lasciare qui in Italia due figlie e sorelle, già sposate e con figli. Ma era un’occasione effettivamente da non perdere.

Dopo l’arrivo al porto di New York, salirono su un treno che li avrebbe portati nella costa ovest, vicino a San Francisco, dove vissero per il resto della loro vita.

Ricordo ancora quando la mia bisnonna ogni tanto tornava in Italia, era una donna spassosissima, con la battuta pronta e quasi alla veneranda età di 90 anni riusciva ancora a battere tutti a bowling.

La cosa bella è che siamo riusciti a mantenere i rapporti anche con i fratelli di mia nonna (che ancora non perdono l’occasione per visitare la terra dove hanno vissuto quasi fino a 20 anni) e i loro figli grazie ai quali sono riuscita ad avere dei documenti davvero preziosi per la storia della mia famiglia.

Ma quello che più mi è rimasto nel cuore è la forza e la tenacia di queste persone, a partire dai miei trisnonni, i quali non hanno avuto paura di fare sacrifici enormi per il bene della famiglia che neanche un oceano o il tempo è in grado di dividere. Puoi avere qualsiasi cittadinanza, ma è dove il tuo cuore risiede che è veramente casa.

Ps. Una volta alla mia bisnonna è stato chiesto quale fosse stata la cosa più intelligente che avesse fatto nella sua vita e lei ha risposto: “Venire negli Stati Uniti e iniziare a lavorare. Sono nata in Germania e ho la cittadinanza tedesca e sono arrivata a Colfax sotto la quota tedesca. Ora sono una cittadina statunitense. Non parlo il tedesco, solo un po’ di inglese. Non sono mai stata cittadina italiana, ma è l’unica lingua che parlo e nel mio cuore sono italiana.”

Michelle