caro amicio ti scrivo

Caro Alan,

amicio mio. Ce ne siamo raccontate tante tu, Tino, il matto di Elvis, Pasticcio ciccione e tutta la batteria del gruppo, un paio di anni fa. Ti ricordi? Bowie ogni tanto cercava di intromettersi e io giù, zampatine leggere (più o meno) perché volevo fare il micioprofessore.

In separata sede, sappilo, comunque poi mi menava. ma è sempre stato un signorgatto e mi faceva fare lo sbruffone, forse perché si ricordava di quando ero arrivato, microbo, e mi ero buttato tra le sue zampe con assoluta fiducia.

Hai visto che ci hanno promossi e abbiamo una micio rubrica in un giornale? Allora mi sono detto: “Pen, comincia bene, che è importante”. Ed eccomi qua.

Solo che adesso mi trovo a scrivere a un micio angelo e non era previsto. Cioè, eri un giocattolo rotto di quelli che i (dis)umani quasi schifano e gli umani, quelli belli, amano incondizionatamente.

Che se penso alle prime foto tue che ho visto, eri proprio messo male. E così qualcuno di buono e gentile ha deciso di aggiustarti. Senza sapere che saresti stato tu ad aggiustare un bel po’ di persone. Tu e tutta l’allegra banda dei pannolati.

Mi fa proprio ridere, sai, amicio mio. Quando sento “Poverino” mi verrebbe da tirar fuori gli unghiotti e lasciare un ricordino. Ma poverino a chi. A te che lo dici, perché i miei amici mici non sanno mica cosa vuol dire essere disabili sai. E di certo non si lamentano.

Ti faccio una domanda, umano: è più bello piangersi addosso o prendere la miciovita per quello che è, godere di quello che si ha, una pappa buona, un cuscino, le coccole, la libertà di correre per casa senza paura.

Già, la paura. Quella l’abbiamo provata tutti. perché a parte qualcuno, disabili si diventa per una pedata (eh, una pedata sì), un sasso tirato con “affetto”, una macchina che pensa di essere in un circuito, per colpa di uno che chatta al cellulare, non ci vede (e se ne scappa via e non si ferma).

Poi ci sono i “compassionevoli”. Quelli che “per il nostro bene” ci portano dal veterinario per la punturina. Beh? Perché non vi punturate voi. Allora, amicio, lo so che mi infervoro tanto su questo argomento, e che un micio cronista dovrebbe essere obiettivo.

Noi lo sappiamo che, all’inizio, le cure possono essere un po’ impegnative. Ma se arriviamo sul tavolo di un micio dottore tutti rotti, lo sapete che 99,99999 periodico è colpa vostra? E che ci meritiamo una sacrosanta possibilità?

E lo sapete che per ogni micio rotto che aggiustate, riportate un po’ di Alan qui tra noi? E che per ogni amicio salvato, salvate una parte della vostra anima?

Amicio mio, starei qua a scriverti per ore, ma sento già sul collo la fiatella di mamma tua che mi dice con quella cadenza veronese “Pen, basta“.

Allora mando un micio abbraccio a tutti.

Però io questa micio lettera dovevo scriverla da tanto. E volevo chiuderla con una canzone, che mi ricorda il posto dove cielo e mare si toccano, per riposare cullati dal fruscio del vento, al dolce suono della risacca.

Ho scritto t’amo
Sulla sabbia
E il vento a poco a poco
Se l’è portato via con sé
L’ho scritto poi nel mio cuore
Ed è restato lì
Per tanto tempo