La mummia dei miracoli

Spesso, quando parliamo di mummie il nostro primo pensiero va a quelle egizie e al loro incredibile stato di conservazione. Eppure tale tecnica è stata impiegata anche in altre epoche e culture dell’uomo, fin dai tempi più antichi e in vari luoghi del mondo. In Cina, ad esempio, vi è una mummia di oltre 2.100 anni conservata in maniera perfetta con la pelle ancora morbida ed elastica e le articolazioni mobili. In Russia, invece, vi è un sito presente nella penisola dello Yamal ove sono state individuate 11 mummie ottimamente conservate e con i capelli ancora in testa.

Anche in Italia vi sono delle mummie, e le troviamo in diversi luoghi. Ci sono città e paesi nei quali sono state rinvenute mummie con caratteristiche davvero particolari. Nelle catacombe di Palermo, ad esempio, già a partire dal 1500 sono conservate centinaia di mummie. La più particolare e affascinante ancorché commovente, è la piccola Rosalia Lombardo morta a soli 2 anni nei primi anni del 1900, quasi intatta, e che oggi sembra ancora muovere le sue piccole palpebre. A Ferentillo (TR), invece, vi è un cimitero dove sono presenti mummie “naturali” il cui stato di conservazione, sembra sia dovuto alla presenza di vari microrganismi che, unitamente alla particolare areazione dei locali, riesca a preservare i cadaveri dalla putrefazione.
Ogni mummia ha la sua storia, e una storia particolare è senza dubbio quella di “Zi Vicienzo Camuso” da Bonito (AV).

Il corpo mummificato di Zi’ Vincenzo, si dice faccia miracoli. La mummia è adagiata in una teca, tra foto di defunti e oggetti sacri. I resti delle braccia sono incrociati in un movimento di paziente sospensione, la testa appena reclinata verso destra. Dalle grandi orbite vuote, sorprendentemente rassicuranti, sembra emergere un sentimento d’attesa, come se i resti dell’uomo che la popolazione locale venera come un santo stiano lì ad aspettare le numerose visite che si susseguono nella cappella. Ci troviamo a Bonito, comune irpino situato alle pendici sud orientali del Monte Calvario, nel cuore della provincia di Avellino.

Si narra che la mummia venne rinvenuta nell’ipogeo della Chiesa dell’Annunziata durante i lavori di abbattimento dell’edificio eseguiti a fronte del terremoto che si abbatté sull’Irpina e il Sannio il 21 agosto del 1962. Il suo ritrovamento lasciò molto scalpore nella popolazione, per l’incredibile stato di conservazione. La mummia, infatti, è stata datata al 1588.

Poco si conosce in merito, né chi fosse, né cosa facesse e a dire il vero nemmeno il suo vero nome. Sembra infatti che il nome “Vincenzo Camuso” venne dato dalla popolazione bonitese poiché era più comune a quell’epoca.

Ma a chi appartengono i resti mummificati del corpo? Qualcuno pensa a un antico chirurgo che salvò tante vite; altri a un monaco, altri ancora a un calzolaio. Fatto sta che su di lui sono sorte leggende e miti che gli sono valse caratteristiche e poteri davvero singolari. Si dice addirittura che “Zi Vicienzo”  sia un tipo vendicativo, e che vada in sogno anche a chi lo offende o non creda in lui.

Secondo le testimonianze che si intrecciano con la leggenda, il corpo sarebbe stato ritrovato durante l’era napoleonica, quando l’imperatore francese stabilì con il famoso Editto di Saint Cloud che tutte le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine. Fu in quel periodo che la mummia venne ritrovata in ottimo stato di conservazione, un segno considerato frutto di intercessione divina.

Un’altra storia, ben più misteriosa, riferisce che il ritrovamento del corpo sia avvenuto a seguito di una seduta spiritica. Lo spirito della mummia, ancora ben nascosto, avrebbe riferito ad Antonio Nardone, un ingegnere, l’ubicazione del corpo mummificato, morto quasi 400 anni prima del ritrovamento, e situato al di sotto della cappella di Bonito. L’ingegner Nardone, incuriosito, avrebbe poi, con grande stupore dei concittadini, ritrovato i resti esattamente dove gli era stato confidato.

Mito, leggenda e presunti poteri taumaturgici aleggiano attorno all’impressionante mummia campana, un corpo che la fantasia popolare ha reso feticcio di sacralità e superstizione, un’unione che alimenta tutt’oggi aspettative e speranze delle tante persone che visitano la cappella in cerca di conforto.

Diverse sono le testimonianze di persone della zona che hanno avuto in sogno Zi’ Vicienzo, e che sono poi guarite, come nel caso di una signora di Gesualdo (Av), la quale, sofferente di un brutto male, sognò Zi Vicienzo che le disse di recarsi da lui, indicandole in maniera precisa la strada da percorrere per giungere alla cappella ove il suo corpo era custodito. La signora si recò da lui e, neanche a dirlo, guarì miracolosamente.

Di quell’avvenimento è oggi presente una dedica con ex-voto all’interno della cappella. Ma, come detto, Zi’ Vicienzo sa essere anche vendicativo: si narra di una volta in cui una nobildonna della zona, moglie del podestà, fece coprire il volto della mummia per non dare scandalo e per pudore. Quella notte, una donna al servizio della nobildonna sentì la stessa che gridava in sogno e diceva: “Va bene, va bene, ho capito, dopo ti scopro, te lo prometto!“. La mattina dopo la signora si recò presso la cappella per scoprire il volto e da allora nessuno lo ha più coperto.

Sono comunque tante le storie e gli avvenimenti che si narrano su questa singolare mummia, presente in provincia di Avellino, così come particolare è anche la storia del suo ritrovamento.

Come riferito in precedenza, si narra che la mummia venne rinvenuta a seguito del terremoto del 1962, ma va anche detto che nel medesimo anno, nella lontana America, e precisamente in Venezuela, un ingegnere italiano, ora defunto, si rivolse a una medium per una seduta spiritica. Durate la seduta la medium iniziò a parlare in dialetto bonitese proferendo le seguenti parole: “Io sono… Beato da Bonito, 47 grazie tramite Padre Pio”, aggiungendo il luogo della sua sepoltura e invitando l’italiano a contattare il sindaco del paese affinché il suo corpo venisse ritrovato e portato alla luce. L’ingegnere, spaventato da tutto ciò, non fece nulla di quanto dettogli e, nella seduta successiva, venne addirittura rimproverato per non aver adempiuto a quanto richiesto. L’ingegnere si attivò quindi immediatamente, e di li a poco il corpo di “Zi’ Vicienzo” venne ritrovato nella Chiesa dell’Annunziata: era, appunto, il 1962.

Fra storia e leggenda, “Zi’ Vicienzo Camuso” ha comunque un suo fascino e tutto ciò rappresenta un’altra interessante pagina di quel meraviglioso libro di storia che la nostra Italia ci dona: tocca solo a noi sfogliarlo.

Vincent

Scrittore, Musicista, Informatico

Fonti : Articolo di Marco di Donato – luoghimisteriosi.it

Freedom, oltre il confine – trasmissione TV condotta da Roberto Giacobbo