La Sicurezza Totale, ovvero l’informatico ossessionato

Un informatico molto esperto nel suo lavoro, usciva esausto da un progetto che l’aveva impegnato per molti anni con ritmi lavorativi pesanti e stressanti, 12-16 ore al giorno e più, spesso senza la pausa week-end. Il tutto per finalizzare un obiettivo molto ambizioso: la realizzazione di un software per il controllo di un sistema di sicurezza totale. Un impianto che avrebbe dovuto mettere al sicuro il cittadino da ogni pericolo di furto, sia nei beni liquidi che in quelli solidi, insomma un sistema che avrebbe scoraggiato qualunque ladro o pirata a mettere le mani su qualunque bene, in quanto qualunque tipo di bene liquido, mobile o immobile, sarebbe stato inutilizzabile per chiunque senza conoscerne la chiave d’accesso del chip strategicamente incorporato. Per esempio, una semplice borsa a tracolla di una signora sarebbe stata assicurata da una chiusura a microchip dotata di riconoscimento vocale o, in alternativa, un codice d’accesso manuale di quattro cifre digitabile sul piccolo tastierino numerico incorporato. Il chip, dotato di un micro-sensore satellitare, avrebbe segnalato al comando di polizia più vicino, la posizione di chiunque avesse tentato di forzare la serratura o avesse sbagliato più di tre volte il codice. Così, per l’automobile, il motorino, il cellulare.

Un appartamento, dunque, diverrebbe una prigione per ladri malcapitati in fuga: non potrebbero  varcare porte e finestre: dopo una apparentemente facile violazione di domicilio: dopo aver scassinato la serratura di una porta o di una finestra, una volta entrati, sarebbe scattato un blocco elettronico-digitale dopo la richiusura automatica, per cui resterebbero intrappolati all’interno di qualunque stanza senza possibilità di fuga: dovrebbero conoscere il codice del chip che sigilla la serratura di riserva della stanza “ospite”, in ogni caso non farebbero in tempo a fuggire prima dell’arrivo delle autorità.

Entusiasta del suo lavoro e dei riconoscimenti ottenuti, il nostro informatico decide di concedersi un intero mese di relax in totale solitudine presso le isole Canarie, senza alcun apparecchio tecnologico al suo seguito, in assoluta tranquillità. Così parte alla volta di Tenerife, raggiunge un appartamento inserito in un grandissimo complesso residenziale, che aveva preso in affitto per un mese, con tutti i comfort possibili.

Entra nel complesso, si fa registrare alla reception, prende l’ascensore, raggiunge il dodicesimo piano, entra nel suo appartamento dopo aver inserito una carta magnetica nella serratura elettronica. Scarica i suoi bagagli, cena e, stanchissimo del viaggio nonché frastornato dalla lieve differenza di fuso orario, disfà le valigie alla rinfusa, prende la sveglia, la colloca sul comodino vicino al letto, verifica che sia bloccata (non ha intenzione di svegliarsi presto, certamente non la mattina dopo), si sveste frettolosamente, si butta nel lettone e presto si addormenta. Passa una notte agitata, brevi sonni, continui risvegli, incubi che si susseguono, finché riesce a rilassarsi verso le prime ore del mattino, cadendo in un sonno profondo.

Un trillo: la sveglia. Si solleva di scatto, la blocca: “Ma come” – pensa – “l’avevo bloccata appositamente per dormire di più, com’è possibile? forse si è inceppato il meccanismo di blocco. Beh, oramai non ho più sonno, meglio che mi alzo e comincio a godermi questo paradiso, per riposare c’è sempre tempo”.

La luce filtrava dalle finestre parzialmente oscurate dalle tende, quindi il nostro informatico si affretta ad aprirle, curioso com’è di vedere il panorama. Si avvicina alle finestre e, con sua grande meraviglia, anziché una maniglia, vede un tastierino numerico e un display sul quale è impressa la scritta: “Please enter 4 digits code to open windows”.

Esterrefatto, pensa

“Ma questa sì che è buona! che esagerazione! però, pensandoci bene è una giusta precauzione, ma alla reception avrebbero dovuto darmi il codice, mah!”.

Fa un tentativo, un secondo, un terzo. Inutile. Un “buzz” odioso proveniente dal tastierino gli segnala ogni volta l’errata digitazione, finché sul display non compare la scritta “Windows blocked after 3 retries. Please, re-try code tomorrow“.

“Ma che razza di messaggio é? riprova domani? dovrò stare con le finestre chiuse fino a domani? adesso faccio una doccia e poi vado alla reception a protestare! magari mi sbloccano le finestre”.

Si reca al bagno, entra nel box doccia, muove il miscelatore per far scorrere l’acqua, ma l’acqua non esce.

“E adesso? vuoi vedere che …”.

Esce nudo dal box doccia, e scorge un altro tastierino numerico con display incorporato che recita “Enter code to get  water”.

“Non è possibile! anche la doccia in sicurezza! ma poi che messaggi strani! ma chi ha avuto quest’idea geniale? bloccare la doccia con password, che senso ha? Adesso il direttore mi sentirà”.

Si riveste frettolosamente e fa per uscire dall’appartamento. Si ricorda che deve togliere la carta magnetica, ma non la trova inserita nella fessura. Tenta di aprire la porta, ma niente. E’ chiusa.

“Accidenti! ci mancava pure questa, ma dove l’ho messa!? ah sì, ricordo, l’avevo inserita nella fessura prima di entrare, e poi l’ho inserita nella fessura all’interno per chiudere, come si fa dappertutto, e si toglie per riaprire, che sarà successo? ma vuoi vedere che …”.

Si avvicina alla porta con la sua torcia elettrica, nota un altro stramaledetto tastierino numerico sopra lo slot dove aveva inserito la tessera e vede brillare il solito odioso display che stavolta recita: “Your room-card has been swallowed. Please enter code to recover card and open door”

“Ma è assurdo” – e comincia ad entrare nel panico – “da quando le tessere vengono ‘ingoiate’? voglio uscire e subito!”.

Corre verso il comodino vicino al letto, dove di solito c’è un telefono connesso al centralino della reception, ove alzando la cornetta “di solito” risponde la voce del portiere. Ma stavolta risponde un’odiosa metallica voce elettronica che recita: “Would you like to contact the reception? please enter vocal code first”.

“Ma … è uno scherzo?” – urla al telefono, illudendosi di parlare con un essere umano. La voce elettronica risponde:

‘scherzo’ is not a valid vocal code, please retry”

“Non ci posso credere!” – urla ancora al telefono – “pretendo di uscire e subito, lo voglio!” – insiste, voce tremolante, oramai ai limiti della pazienza e alla soglia della disperazione.

La voce elettronica, impassibile e lapidaria replica con uno strano “slang”:

“‘Voglio’ doesn’t allow any access to reception. The grass ‘voglio’ doesn’t grow in the garden of the king. You’re allowed to the latest attempt. Please retry”.

“Ma fai pure la spiritosa? ma chi ti ha programmato? un buontempone suppongo. Ci rinuncio, e te lo dico in inglese: fuck you”.

La metallica voce elettronica inanimata (o quasi) conclude:

“‘Fuck you’ is not a valid vocal code, you can’t retry anymore until tomorrow. Fuck you and soreta”.

Il nostro sventurato informatico esplode in una lacrimevole risata disperata e, come sua abitudine e deformazione professionale, interpreta a suo modo:

“Dev’essere stata programmata da un italiano. Chiaro, riconosce alcune parole e restituisce la risposta programmata dall’imbecille giocherellone che ha scritto il software. Adesso devo mantenere la calma e riflettere su come uscire da questa trappola, sono o non sono un informatico di successo?”.

Prende il cellulare con la mano tremolante e cerca di comporre il numero telefonico dell’agenzia italiana che gli ha organizzato la vacanza, ma, dopo aver composto il numero telefonico rigorosamente prefissato da +39 … silenzio. Poi tre note: do-sol-do. la classica sequenza di “assenza campo”. Guarda il display del telefonino e con sua non ultima sorpresa legge:

“No access to local network: please enter a 4 digits code to establish connection”.

“Non ne avevo dubbi!” – si rassegna il nostro sventurato turista. L’adrenalina e il nervoso gli hanno procurato un forte stimolo fisiologico. Si reca al bagno, ma le sorprese non sono finite: sulla tavoletta del water c’è l’ennesimo odioso tastierino numerico con l’ennesimo dannatissimo messaggio stampato sul display: “Please enter 4 digits code to open the cover“.

I nervi cedono e il nostro protagonista dà sfogo alla sua disperazione con un urlo a quasi 80 decibel : 

“NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO! non è possibileeee!!! è un incubooooo voglio svegliarmi!!!”. Si da un pizzicotto, nessun dolore e … si sveglia.

Era un sogno. Sì. Lo stress accumulato da lavoro e l’ossessione per la sicurezza assoluta avevano agitato di riflesso il suo subconscio durante il meritato riposo. Si alza, corre al bagno. Tavoletta classica, nessun tastierino né display: gioia immensa. Mai era stato così felice di liberarsi. Con prudenza fa per aprire il rubinetto del lavabo e … nessuna password: gira e l’acqua esce! Così pure il miscelatore della doccia.

La chiave magnetica è docilmente alloggiata nella serratura, le finestre si aprono senza codici. La sveglia é lì, sul comodino, bloccata, infatti non squilla. Squilla invece il telefono. Una voce fortunatamente analogica umana, in un italiano accarezzato dalla lingua madre spagnola, gli chiede gentilmente:

“Dottor Forti, buongiorno, todo  bien? abbiamo rilevato un urlo proveniente de suo appartamento. Esta bien? Le possiamo essere utili?”

“Gr … grazie! tu … tutto a posto. Sto b-bene” – risponde balbettando il nostro risollevato informatico – “Ma mi tolga una curiosità” – aggiunge dopo una breve pausa – “Mi può spiegare come avete fatto a rilevare il mio urlo dal dodicesimo piano? sa, sono un informatico e i marchingegni sofisticati sconosciuti mi incuriosiscono alquanto, la prego non sia avaro di dettagli tecnici, riuscirò a capire”.

“Nessun marchingegno sofisticado, dottor Forti,” – rispose la voce al telefono, appartenente al portiere della reception – “solo un microfono collocado y en evidenza sul soffitto. Non registra tutti i suoni, ma filtra soltanto quelli che superano  75 decibel in una banda compresa fra i 1000 e i 5000 hertz, quella della voce umana urlante, appunto. Sa, c’è gente che quando es en el panico  non sa cosa fare, e urla por la disperazione. Abbiamo preferito accorgimenti umani a quelle stupidaggini elettroniche digitali que infestano il mondo, ma solamente quando l’inquilino si trova en estrema difficoltà”.

“È successo che qualcuno si sia trovato in difficoltà estrema?” – ribatte il nostro informatico, dopo aver tirato l’ennesimo sospiro di sollievo.

“Sì, segnor, un embranado, anni fa: non aveva compreso el funzionamento della tessera apri-porta: cercava una tastiera per digitare un codice! non aveva capito che bastava sfilar la tessera por aprir la porta dall’interno! Era un informatico, come lei, chissà, forse un poquito malado: vedeva codici dappertutto. A proposito, le chiedo: paga con Carta di Credito? Se vuole qui accettiamo anche el Bancomat, purché si ricordi el pin …”.

E bruscamente il nostro Dottor Forti lo interrompe: “Noooooooo … cioè … ehm … n… no, grazie: pago contanti e se non bastano ho con me anche il libretto degli assegni! grazie tante e buona giornata!”

“Buona giornata a lei dottore, si goda la vacanza y el nostro meraviglioso paese e si rilassi: gli incubi scompariranno presto” – concluse il portiere.

La morale di questa favola la trasmette il portiere in reception: di automazione si può morire.

La nostra vita è già fin troppo invasa da codici: Il codice fiscale, la partita Iva, la combinazione della cassaforte, il pin del bancomat, della carta di credito, la password per la connessione a internet, il numero telefonico, il pin delle schede del cellulare, il puk, il codice dei servizi TV on-demand, gli “accounts” di posta elettronica, il codice utente e la password del conto corrente in home-banking, il codice utente e la password della carta di credito per avere l’estratto conto, la password dell’accesso alla rete del nostro ufficio, la password del proxy, la password delle applicazioni che utilizziamo, le innumerevoli passwords dei servizi e portali cui siamo iscritti e … come si suol dire, chi più ne ha più ne metta.

Se un giorno dovessimo arrivare all’automazione totale, dovremo ricordarci di uscire da casa col piede sinistro, non con il destro, pena l’innesco di una reazione a catena di malfunzionamenti irreversibili.

Ma questa è un altra storia.

Vincent

Scrittore, Musicista, Informatico

Tratta dal racconto n. 4 del mio primo libro “Le favole di Vincent”