Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco

Quasi tutti amano gli animali per fortuna, ma ci sono persone che amano più i gatti e altre più i cani. Non c’è un motivo particolare penso, forse semplicemente si sente l’anima simile, un po’ come con le persone. C’è un feeling diverso con alcune rispetto ad altre.

Quando ero piccola, ogni volta che vedevo un gatto, impazzivo. Dovevo per forza accarezzarlo, prenderlo, coccolarlo un po’. Non so più quante volte ho chiesto ai miei di prendermene uno, ma era come scontrarsi contro un muro. Le loro erano anche risposte credibili : “dopo ti affezioni troppo e ci stai male quando muoiono, la nonna ha paura degli animali, poi devi star loro dietro ed è un problema quando si va in vacanza”. Insomma, le scuse che più o meno tutti dicono ai propri figli. Io annuivo con la testa e poi scavalcavo o bucavo la rete dei vicini per andare a sbaciucchiarmi l’ennesima cucciolata delle loro gatte.

Mi hanno preso una papera, un cardellino, le tartarughe, i canarini, i pesci rossi. Niente, io volevo a tutti i costi un gatto.

Siora mare e il Rosso

Siora Mare, prima di sposarsi, viveva nella casa dell’acquedotto di Venezia, a Sant’Andrea dietro Piazzale Roma, e lì vivevano tantissimi gatti di ogni tipo, liberi e selvaggi. Il suo preferito era “il Rosso” l’unico che si arrischiava ad entrare in casa in cerca di cibo. Da lì probabilmente è rimasta anche a me questo amore incontrollabile verso i rossi.

Il Sior Pare invece, aveva ereditato, ancora ragazzino, la gestione di un piccolo negozio di dolciumi e caramelle in Salizada San Lio. Era normale entrare e trovarsi sul bancone con lui un gatto che sonnecchiava o consigliava che liquirizie comprare. Il primo fu il Moro e poi venne il Gigio. Un tigrato molto affabile.

Il Gigio sopra al banco frigo

Entrambi i miei genitori avevano sempre avuto gatti, vedevo le loro foto da giovani e non riuscivo a farmene una ragione, finché tramite un sotterfugio con amici più grandi, con una scusa ci hanno portato la nostra prima Gatta. Una vagabonda bianca e tigrata di circa 4 mesi. Cacciatrice nata. Appena l’hanno vista si sono sciolti entrambi come neve al sole, così tra una coccola e l’altra quando fu ora di darle da mangiare, il Sior Pare la battezzò così:

– “ Gaaaaatttaaaaaaa, vien qua che te dago de magnar! (Trad.: Gaaaaatttaaaaaaa, vieni qui che ti do da mangiare!”)

Da lì abbiamo sempre avuto gatti, appena ne moriva uno subito andavo a prenderne un altro. Nonostante ogni volta Siora Mare esordisse con un:

– “varda sa che no vogio più gatti! Questo xe sta l’ultimo!” (Trad.: Guarda sai che non voglio più gatti! Questo è stato l’ultimo!)

Poi puntualmente era la prima a prenderselo in braccio e non mollarlo più.
Ognuno di loro ha sempre avuto però, un rapporto particolare col Sior Pare, probabilmente perché era sempre lui a dar loro da mangiare e pulire le cassette.

Neko, probabilmente un “Blu di Prussia” abbandonato  in mezzo alle campagne, poi Kyoko e Ken. Questo fino a quando sono andata a vivere da sola nell’appartamento di sopra e, alla morte di Ken, ho adottato prima Iro e Rei ed infine Diego.

Sior Pare, Iro e Rei

Il Sior Pare e la Siora Mare hanno convissuto invece con Kyoko fino a luglio di due anni fa, quando, alla  veneranda età di venti anni, la signora di casa ha deciso di attraversare il ponte. Due giorni dopo, abbiamo preso in consegna da una amica Koko, un gattone rosso e bianco (probabilmente mezzo Maine Coon) rimasto senza una zampa posteriore a causa di uno scontro con un cane.

Neko cerca di rubare le melanzane

Ogni gatto ha il suo carattere, e i suoi modi di comunicare e chiedere le cose. Con i primi tre era praticamente diventato impossibile cucinare per il Sior Pare, doveva chiudersi in cucina e chiudere le finestre perché appena si girava un attimo, subito si ritrovava il gatto di turno pronto a rubargli quello che stava preparando con tanto amore. Soprattutto quando puliva il pesce era una vera e propria guerra.

Kyoko era una gattina molto paurosa, probabilmente perchè trovata quando non era ancora stata svezzata. In quel periodo trasmettevano ogni pomeriggio il cartone animato “Cara dolce Kyoko (Maison Ikkoku)” e io non me ne perdevo una puntata, mentre lui sonnecchiava sul divano con in braccio il gatto. Anche questa volta la guerra per decidere il nome fu vinta dal Sior Pare che per chiamarla e darle da mangiare si mise a chiamare “Kyooookooo, vien quà!”.

A differenza degli altri gatti che dormivano con me, lei si accoccolava nel lettone dei miei esattamente in mezzo, in modo da poter prender carezze da entrambi. Fino ai tre anni di età non si faceva praticamente toccare da nessuno se non da loro e si nascondeva al minimo rumore. Con il passaggio sul ponte di Neko e l’arrivo di Ken (un vero e proprio terremoto, per di più logorroico), cambiò completamente carattere. Fusa e coccole a dismisura per tutti. Se c’era qualche amico\a lei si piazzava sul divano a pancia in alto in attesa di carezze, poi quando la persona si girava per far altro, lei iniziava a tirar testate o a chiamarla con la zampina. Ma una cosa la caratterizzava in assoluto, appena il Sior Pare si sedeva sul divano o su una sedia per guardare la televisione, lei ovunque fosse, correva da lui e gli si metteva in braccio per poi dormire felice in un concerto di fusa. Negli ultimi mesi non riusciva più a saltare, per cui gli si avvicinava, un flebile miagoloio e si faceva tirare su.

Sior Pare e Kyoko

A differenza di Ken, che, per un motivo o per l’altro era sempre dal veterinario, lei non aveva mai avuto nulla. Alle 5 (come ogni gatto di buona famiglia) svegliava il Sior Pare per farsi dare da mangiare, un giretto in giardino e poi tornava a dormire con loro. D’estate era facile trovarla sotto qualche albero a prendersi il fresco, ma appena lui usciva eccola pronta a prendersi tutto il suo amore. Una mattina d’estate, quando ormai faceva fatica pure a mangiare, il Sior Pare l’ha trovata distesa vicino alle ciotole. Mi ha telefonato tutto disperato perché non era sicuro. Penso di non averlo mai visto piangere così tanto. Normalmente gli altri gatti li portavamo dal veterinario per farli tumulare, lei invece riposa nel suo giardino, sotto all’albero di fico dove spesso si metteva ad osservare cosa accadeva in giro.

Due giorni dopo, come ormai da tradizione, è arrivato Koko, un’adozione del cuore. Gatto chiaccherone e tripode che ti chiama per avvisarti di ogni gesto che sta per compiere.

Ogni volta sempre la stessa frase: “Varda che no vogio più gatti!” ma ormai, lo sa benissimo anche lui che senza non riuscirebbe a resistere un solo giorno. E chi potrebbe farlo!

Koko

Anna Bigarello