Sior Pare e la terra dei cachi

Ognuno ha i suoi gusti, dei cibi preferiti, piatti particolari ecc. Molto spesso questo è dovuto a qualche ricordo d’infanzia, all’odore, ad una sensazione a noi cara.

Il Sior Pare va letteralmente in brodo di giuggiole per i cachi. Appena li vede fa questi occhioni grandi e lucidi come fosse “il gatto con gli stivali” di Shrek.
Se li coccola, li attende, quasi li cova pregustandosi già il momento estatico in cui li potrà mangiare.

Ma da cosa deriva tutta questa passione? Ce lo racconta lui:

Gero picoeo, poco dopo el coegio. Essendo mi el più zovine dei fradei, me tocava a mi andar a far e spese par i noni. Un giorno par strada go becà me fradeo più grando. Mi gero tutto fiero co ‘na pistoea de legno co l’elastico. Ti ga presente? Che ti tiravi i tochi de carton come se fosse ‘na pistoea vera… all’epoca i unici schei ghe gavevo gera i resti de queo che spendevo par far e spese. El me ga domandà quanto che ea gavevo pagada quea beissima pistoea. “100 franchi…” o calcossa de sìmie, no me ricordo ora de preciso, ghe go risposto. “E col resto del resto cossa ti te ga tolto?” “Un caco!” ghe go ditto tutto sorridente.
(trad: Ero piccolo, poco dopo il collegio. Essendo io il più giovane dei fratelli, toccava andare a me a far le spese per i nonni. Un giorno per strada ho incontrato mio fratello più grande. Io ero tutto fiero con una pistola di legno con l’elastico. Hai presente? Quelle con cui tiravi i pezzi di cartone come se fosse una pistola vera… all’epoca gli unici soldi che avevo erano i resti di quello che spendevo per fare le spese. Mi ha chiesto quanto l’avessi pagata quella bellissima pistola. “100 franchi…” o qualcosa di simile, non mi ricordo ora di preciso, gli ho risposto. “E con il resto del resto cosa ti sei preso?” “Un caco!” gli ho detto tutto sorridente.)

Mentre lo dice sorride, come fosse ancora quel bambino. Io lo incalzo ogni volta chiedendogli perché proprio i cachi tuttora quando li vede si illumina e lui prosegue nel suo pieno “stream of consciousness degno della “Madeleine” di Proust:

Qualche mese dopo gera el 30 de novembre, Sant’Andrea, el me onomastico*. Me fradeo grando el fazeva già l’amor co to zia e so fradeo el lavorava ai mercati generai. El me xe tornà casa co ‘sta cassa de cachi… No ti pol capir… el regaeo più beo che gabbia mai ricevuo!
(trad: qualche mese dopo era il 30 di novembre, Sant’Andrea, il mio onomastico. Mio fratello più grande era già fidanzato con tua zia e suo fratello lavorava ai mercati generali. Mi è tornato a casa con questa cassa di cachi… non puoi capire… il regalo più bello che abbia mai ricevuto!”)

*(se vuoi capire l’importanza degli Onomastici nella nostra famiglia leggi qui)

Il suo racconto prosegue, sempre con questo sorriso malinconico ma felice:

I cachi, ti sa, no i se matura subito. Ghe vol tempo… perciò i mettevimo sempre sora aea cappa del camin. E ti spetavi. E ti te i vardavi. No xe miga come desso che i xe già tostai e pronti ad essar magnai. Gera altri tempi! E dopo, quando me Zii se ga trasferìo a Vittorio, ti te ricordi co ‘ndavimo su a trovarli de ‘sta stagion? El gaveva do albari me sembra… Portavo sempre casa un per de rame piene de cachi e dopo i mettevimo vissin aea stuea… e ti speti!
(trad: I cachi, sai, non si maturano subito. Ci vuole tempo… perciò li mettavamo sempre sopra alla cappa del camino. E aspettavi. E li guardavi. Non è mica come adesso che sono già tostati e pronti per essere mangiati. Erano altri tempi! E dopo, quando i miei zii si sono trasferiti a Vittorio Veneto, ti ricordi quando andavamo su a trovarli in questa stagione? Aveva due alberi mi sembra… Portavo sempre a casa un paio di rami piene di cachi e dopo li mettevamo vicino alla stufa… e aspetti!)

Ogni anno in questo periodo è la prima cosa che cerca quando si va a far la spesa. Vedendoci sempre di meno però, l’anno scorso è incappato in un errore. Era andato al supermercato vicino a casa da solo, intravede questa classica scatola da 4 arrotondata. La compra e porta a casa.

Il Sior Pare ha l’abitudine di mangiare sempre della frutta dopo il pasto. Finalmente tutto contento, tira fuori la sua magica scatoletta. Non vi dico la delusione aprendola quando si è reso conto fossero delle arance e non i suoi amati cachi. C’è mancato davvero poco si mettesse a piangere.

Il giorno seguente sono andata a comprarglieli. Ed ecco che il sorriso è subito tornato.

Così, come ogni autunno, anche l’altro giorno è andato appositamente dal fruttivendolo per comprarsi i suoi adorati cachi. Stando però stavolta molto attento e chiedendo al commesso più volte conferma.

Ed ora è lì che li aspetta, come si aspettano tutte le cose che valgono davvero. E un ricordo così felice va sempre pregustato e poi assaporato nella sua interezza, con gli occhi del bambino.

Anna Bigarello