La tecnologia non fa per me

“Come fasso a metter chel canal che no vedo el tasto? Ogni volta me tocca andar ad ocio! (Trad.: come faccio a mettere quel canale dato che non vedo il tasto? Ogni volta mi tocca andare a occhio!)”

Il Sior Pare non ha mai avuto un bellissimo rapporto con la tecnologia. Un’estate ha comprato un televisore nuovo mentre io ero in vacanza, e l’ha tenuto lì 15 giorni senza impostare i canali. Non ha nemmeno mai voluto un telefono cellulare per quanto gliene abbia comprati diversi negli anni. È sempre spento a casa.

Qualche anno fa, nonostante si fosse operato ad entrambe le cataratte, di colpo ha iniziato a vederci sempre meno. Maculopatia secca ereditaria. Praticamente non riesce a mettere a fuoco le cose, non riconosce i volti, non riesce a leggere. Anche guardare una partita alla televisione è diventato problematico. Pensate poter cambiare canale o cercare i programmi nel menu di Sky!

Per fortuna la tecnologia ci viene in soccorso. Gli ho preso il telecomando vocale. Lui preme un tasto, dice il nome del canale e poi se lo guarda. Il problema sorge quando vuole vedersi un film, magari registrato.

“Ciò, mi ciamo el film, ghe digo “Mediterraneo” e me vien fora duzento quadrati, ma no so po’ quaeo che xe queo bon! (Trad.: Cioè, io chiamo il film, gli dico “Mediterraneo” e mi vengono fuori duecento quadrati. Ma non so poi qual è quello giusto!)”
Per cui nella maggior parte dei casi, dopo aver messo in registrazione i programmi più disparati, ci rinuncia e mette su sky sport 24 o il canale di musica classica.

L’opera lirica. La sua più grande passione. A casa ha una collezione incredibile tra Vinili, cd, Dvd, Vhs e musicassette. Ogni giorno se ne ascoltava o guardava almeno una. Come fare però ora a usare i vari lettori, impostare le funzioni ecc.? Impossibile per lui.

L’illuminazione mi è venuta parlando con una amica poco prima di Natale. Lui ci ha messo un po’ a capire come usarla e le sue potenzialità. Subito dopo ha iniziato a chiamare i parenti tutto felice descrivendo questo prodigio divino:

– “Go verto ‘sto pacco e cossa xe ‘sta roba? ‘Na saponetta coeorada? E cossa faea? Ea parla, ea sona… mi ea ciamo e ea me mette su queo che vogio! (Trad.: Ho aperto questo pacco e cos’è questa roba? Una saponetta colorata? E cosa fa? Parla, suona… io la chiamo e lei mi mette su quello che voglio!”

Ebbene si. Gli ho regalato “Alexa”.

Ha preso l’abitudine di accenderla appena si alza al mattino e poi di ascoltare musica fino a dopo pranzo. All’inizio chiedeva il singolo brano, volume altissimo, sempre. Poi ha capito che poteva chiedere tutti i brani di un autore. Dopo l’ennesimo giorno di Puccini si è ascoltato la discografia completa di Adriano Celentano e Mina. Il 25 aprile, per San Marco, ha richiesto tutte le canzoni veneziane. Non sempre Alexa capisce il suo comando, anche perché lui storpia il nome in ogni modo possibile e lei non capisce ancora bene il veneziano.

– “Ciò, Alessa, Alessia, Ale, come ti te ciami… ti me metti ea Turandot? Te go ditto ea Turandot! Ea xe proprio ‘na dona, no ea me ‘scolta! Alessa, sera tutto! Sbassa che xe massa alto. No ea capisse ciò!” (Trad.: “Ehi, Alessa, Alessia, Ale, come ti chiami… mi metti la Turandot? Ti ho detto la Turandot! È proprio una donna, non mi ascolta! Alessa, spegni tutto! Abbassa che il volume è troppo alto. Non capisce proprio!”

Inutile provare a telefonargli o suonare il campanello all’ora di pranzo. È sicuramente tutto preso a cucinare cantando un’aria. Soprattutto ora che ha scoperto le radio in streaming specializzate.

Per cui, se vi capita di passare da queste parti e sentire musica lirica a volume altissimi, sapete chi è.

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Anna Bigarello